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Aziende Vitivinicole

di Venerdì, 05 Settembre 2014

Aziende Vitivinicole presenti sul territorio

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Proprio nel centro storico di Mezzolombardo, passato un grande portone a volta, è situata la cantina del Barone de Cles. Già nel secolo XIV i Cles, antichissima famiglia anaune, possedevano vigneti sulle balze attorno a Castel Cles, loro feudo "da sempre". Nel castello, tuttora proprietà familiare, essi conservano l'antica cantina, con gli  attrezzi in legno e pregevoli affreschi cinquecenteschi, fra cui una scena di vendemmia. Proprio in quel castello nacque, nel 1485, Bernardo de Cles che, divenuto principe-vescovo di Trento e Bressanone, portò nel Magno Palazzo del Buonconsiglio l'amore per il vino, facendosi costruire le magnifiche "cantine clesiane", le cui botti teneva ben fornite con i migliori vini delle sue terre.Quasi contemporaneamente alla storia dei Cles, si svolge quella degli Scari. Già verso la fine del '500 si hanno notizie di traffici vinicoli degli Scari e, un secolo dopo, uno di loro viene addirittura condannato perché aveva importato uve dalla vicina zona di Lavis, a quel tempo grave reato. Nel secolo XVII la famiglia Scari di Kronhof già coltivava documentatamente uve Teroldego nei propri poderi del Campo Rotaliano e, nel 1759, già esiste la cantina nel centro storico di Mezzolombardo. Nel 1833, ai vecchi possessi si aggiunge una vasta brughiera sassosa, situata allora lungo il letto del Noce, che sarà poi deviato, nel 1852, nell'attuale alveo.
Proprio lì, dopo decenni di sacrifici e lavoro, nacque un ben ordinato vigneto: il Maso Sclri.
In tempi più vicini a noi, nel 1943, le storie delle due famiglie si uniscono e i Barone de Cles, per successione in linea femminile, entrano in possesso del patrimonio dell'estinta famiglia Scari, il cui nome continua a vivere in un grande Teroldego.
Il dottor Michele de Cles, che cura esclusivamente la lavorazione, ha da anni puntato sulla vendemmia tardiva, tanto che difficilmente, a Maso Scari, la raccolta dell'uva inizia prima del 25 ottobre, a volte anche dopo i Santi. Il vino prende coni corpo e robustezza, forza ed energia, le qualità di un 'vero' Teroldego.
Le bottiglie prodotte sono 100.000. Da segnalare il Rosso Cardinale, uvaggio segreto - Merlot e Lagrein - prodotto solo in particolari annate.

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Subito dopo il semaforo della piazza centrale, per chi sale verso la Rocchetta, a sinistra, si apre il cancello della Cantina di Cipriano Fedrizzi.
Ha una sua storia antica la cantina. Fondata, nel 1870, da Giovanni Battista Fedrizzi, è passata, negli anni, ai vari discendenti, in una continua ripetizione di nomi: dal fondatore a Cipriano, a Giovanni Battista, a Cipriano, a oggi, al giovane Giovanni, che la gestisce con amore e competenza.
Il vino, prodotto solo da uve di proprietà, veniva sempre venduto sfuso e, solo da quattro anni, si sono incominciate a imbottigliare le partite migliori. Si producono così 15.000 bottiglie all'anno.
Con il 1998 verrà, inoltre, messo in commercio il Teroldego Due Vigneti 1996, così chiamato perché proviene da due pregiati appezzamenti, situati sulle due sponde del Noce, affinato per dodici mesi in barrique.

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Vicina alla vecchia chiesa dei Frati Francescani, quasi all'imbocco della via Rotaliana che porta verso Mezzocorona, è situata la cantina Foradori.
L'azienda nasce, nel 1930, quando Vittorio Foradori acquista cantina e campagna dell'azienda agricola Enrico de Vigili e, da legale qual era, si trasforma in vignaiolo. Subito inizia una profonda trasformazione dell'azienda, abbandonando la precedente produzione di vino comune e puntando solo su vino di alta qualità. 
Grande figura, quella di Vittorio Foradori, non solo nel campo enologico, ma anche in quello sociale, dove, durante la seconda guerra mondiale, seppe proteggere molti suoi concittadini dalle persecuzioni naziste e, in seguito, fu ottimo sindaco di Mezzolombardo, per una decina d'anni. I due figli enologi proseguirono sulle orme del padre. 
Paolo, sposando Sieglinde Oberhofer, titolare della famosa cantina Hofstátter di Termeno; Roberto, nobilitando con il suo lavoro il marchio Foradori, tanto da lasciare, alla sua scomparsa, nel 1976, un'azienda che ora è un modello invidiato e imitato da molti. Dopo alcuni anni di relativa stasi, in cui l'azienda viene gestita dalla signora Gabriella, moglie di Roberto, nel 1985, viene presa in mano dalla giovane nipote del fondatore, Elisabetta Foradori, enologa diplomata. 
La signora Foradori, che può essere considerata la principessa del Teroldego, ripercorre le orme del padre. Resasi presto conto che le notevoli qualità del Teroldego erano ancora incomplete ed espresse solo parzialmente, si dedica, con arte e passione, a sviluppare le immense potenzialità di questo vitigno. 
Ciò significava lavoro notevole nel vigneto, nuovi impianti ad alta densità, graduale sostituzione della pergola trentina con l'impianto a guyot, controllo della resa, ma anche selezione massale per recuperare la varietà e, quindi, lavoro in cantina, con il controllo delle fermentazioni, lo studio del Teroldego prodotto e l'attento affinamento in botti di legno. Un lavoro lungo, di anni, che richiese passione e creatività, che ha già dato grandi risultati e più grandi ancora probabilmente, ne darà in futuro. 
L'azienda si estende su quindici ettari siti nel Campo Rotaliano e subito a Sud dello stesso. 
Oggi, produce 200.000 bottiglie, delle quali il 90% sono rappresentate da Teroldego. Fra i vini dell'azienda, il Granato è indubbiamente uno dei migliori Teroldego oggi prodotti, mentre l'Ailampa, è uno Syrah al 100%. 
Chi visita l'azienda viene accolto in un ampio cortile, arredato con gusto, e, se poi ha la fortuna di incontrare la signora Elisabetta e di parlare con lei, durante la visita alla cantina, ne riporterà impressioni vivissime.

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Nel centro di Mezzolombardo, subito dopo il distributore AGIP, a sinistra per chi proviene da Trento, un breve vialetto porta alla cantina Zanini. Fondata nel 1968, viene, oggi, portata avanti con entusiasmo.

Dal 1968, a Mezzolombardo nel cuore della Piana Rotaliana, Luigi Zanini coltiva i suoi vigneti per ottenere i vini di punta della zona, ma soprattutto l'uva autoctona per eccelenza: il Teroldego Rotaliano d.o.c. Grazie alle condizioni davvero irripetibili che vanno dai terreni ghiaiosi formati dalle alluvioni del fiume Noce e dall'influsso del microclima creato dalle pareti rocciose che circondano "il Campo Rotaliano", il Teroldego Rotaliano d.o.c. esprime le sue massime potenzialità. Insieme a quest'ultimo vengono vinificati sia lo Chardonnay Trentino d.o.c. e il Moscato Giallo. Con i figli Oscar ed Andrea, il fondatore Luigi Zanini garantisce la tradizione e il rispetto per la genuinità dei prodotti, la competenza delle scelte e la cura nella ricerca di una qualità che sia costante garanzia per tutti coloro che da sempre apprezzano il prodotto dell'azienda agricola Zanini Luigi e che puntualmente e cordialmente vengono serviti. Ogni anno la famiglia Zanini riesce così a riservare gradite sorprese agli estimatori dei propri vini; la cui notorietà si è consolidata da tempo ai vertici della produzione trentina.

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Situata nel cuore di una delle aree viticole più belle d’Europa, la cantina Rotaliana si è sempre impegnata nella tutela e valorizzazione di vitigni autoctoni, rimanendo così fedele al suo territorio. Da questa filosofia nasce una preziosa gamma di vini rossi, bianchi e grappe, tutti prodotti di grandissimo pregio ottenuti nel pieno rispetto dell’ambiente e della tradizione.

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Sulla lunga via Rotaliana che collega Mezzolombardo a Mezzocorona, in un antico edificio recentemente ristrutturato, è situata "Casa Tait" che, oltre ai vini, produce ottime grappe e distillati, secondo il metodo della "Casa".
La casa viene fondata nel 1995 e porta il cognome della moglie del proprietario, signor Luigi Dolzan. Lavora, sia uve che provengono da vigneti di proprietà Tait, come Compacci o Morci, due delle migliori zone della "Piana Rotaliana", sia uve conferite, dalle cui vinacce sa ottenere deliziosi distillati. La produzione annua di vino si aggira sulle 30.000 bottiglie che vengono commercializzate soprattutto attraverso la ristorazione, la gastronomia i bar e le enoteche.

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Sulla strada secondaria che collega Mezzolombardo a Mezzocorona, proprio uscendo dal paese, si incontra il grande e recentemente restaurato edificio, dove ha sede la cantina "Villa de Varda" L'attività dei de Varda nasce a Mezzolombardo, agli inizi del 1600, ed è segnata da momenti storici salienti, come il 1678, quando Leopoldo I, Imperatore d'Austria, conferisce il titolo nobiliare a Giovanni Battista de Varda, già allora distillatore e proprietario di vigneti e cantine.
Agli inizi del 1800 è poi un Michele Dolzan che, nelle stesse cantine, avvia la sua attività di ricerca e di affinamento dell'arte della distillazione - divenuta "Metodo de Varda" - attualmente portata avanti da Luigi Dolzan.
Una coni lunga tradizione trova, oggi, una preziosa valorizzazione nel salone più importante di Villa de Varda, dove i Dolzan hanno raccolto più di milletrecento "cose di casa", creando così un interessantissimo museo dell'arte di coltivare la vite e produrre il vino, che da solo merita una visita.
Oggi, Villa de Varda produce 80.000 bottiglie all'anno.
Lo Chardonnay frizzante viene prodotto con metodo charmat.