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LA SECONDA GUERRA MONDIALE A
MEZZOLOMBARDO
STORIE DI VITA DEI SUOI ABITANTI
Il progetto sviluppato in questi mesi prevedeva la raccolta
di fonti orali secondo i metodi della storia orale, quindi avvalendosi
dell’intervista.
Lo studio si propone di restituire il periodo della seconda
guerra mondiale attraverso episodi della vita delle persone intervistate, si
vuole arrivare ad un quadro generale, alla costruzione di un mosaico attraverso
i ricordi dei narratori, che si costituirà nella mente di chi ascolterà queste
testimonianze, tramite le esperienze dei narratori, grazie a ciò che hanno
vissuto.
Secondo me è utile raccogliere e conservare i ricordi di queste persone per
farli conoscere a tutti, perché sono una risorsa molto importante per la memoria
collettiva, ma allo
stesso tempo effimera, che ha quindi bisogno di essere fissata e conservata, ma
soprattutto ha bisogno di essere distribuita, resa accessibile alla comunità.
Credo che aldilà dell’importanza delle fonti orali per la
ricostruzione storica, ci sia un desiderio di conservare la memoria di fissare
il flusso dei ricordi affinché non vadano persi, un desiderio che accomuna
tutti. Dare nuovamente spazio all’oralità, al dialogo. Oralità e memoria sono
strettamente collegate e più una cultura sviluppa il suo lato orale più deve
aumentare la sua capacità di memorizzazione, perché orale è tutto ciò che non
passa per la scrittura o che passandoci se la lascia alle spalle come molte
altre tracce.
Raccogliere e conservare pezzi di memoria, questo è quello
che ho fatto in questi mesi. I ricordi non sono conservati solo nei file audio
prodotti, ma sono conservati anche da chi li ascolta, dall’intervistatore,
entrano a far parte della sua esperienza, diventano una testimonianza ulteriore
che può essere donata a qualcun altro. Un po’ quello che accadeva nelle società
orali, quando raccontare storie era l’equivalente di raccontare la storia,
tramandare tradizioni e avvenimenti.
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