1. PREMESSA
Il presente documento espone e formalizza la proposta di sviluppo propedeutica all’avvio del "Patto Territoriale per la Piana Rotaliana" (PTPR).
La normativa provinciale, segnatamente la legge provinciale n. 6 del 13 dicembre 1999 che ha definito e disciplinato l’istituto dei Patti Territoriali, prevede che i soggetti promotori del Patto Territoriale trasmettano alla Giunta provinciale una proposta di carattere generale di sviluppo dell’area, allo scopo di rendere possibile una prima verifica di coerenza con la programmazione economico-finanziaria ed urbanistico-ambientale della Provincia.
Promotori del Patto Territoriale della Piana Rotaliana e firmatari del presente documento sono i Sindaci dei sei Comuni interessati: Mezzolombardo, Mezzocorona, S. Michele all’Adige, Roverè della Luna, Nave S. Rocco, Faedo.
I contenuti della proposta di attivazione del "Patto Territoriale per la Piana Rotaliana" (PTPR), sono stati però definiti ed elaborati, per stadi successivi, attraverso un’ampia operazione ascolto delle rappresentanze delle categorie economiche e sociali attive sul territorio.
Le amministrazioni comunali della Piana Rotaliana intendono infatti muoversi d’intesa e in sintonia con i privati - che sono protagonisti autentici dello sviluppo economico e sociale - in un’ottica di concertazione continua, al fine di attivare concrete forme di partenariato.
Si ritiene che, nel caso della Piana Rotaliana, per innescare un meccanismo di sviluppo endogeno – cioè un circolo virtuoso - non sia sufficiente il mero supporto finanziario a singoli progetti, bensì sia indispensabile l’attivazione di una nuova, forte compartecipazione fra pubblico e privato secondo l’approccio dei Patti Territoriali.
I promotori si sono trovati d’accordo sul fatto che il PTPR debba rappresentare un modello culturale prima ancora che economico. Occorre, cioè, agire sul contesto socio-economico, diffondere l’imprenditorialità coinvolgendo le istituzioni che promuovono la ricerca, l’innovazione e la formazione, sintonizzarsi con le parti sociali per valorizzare tutte le risorse (naturali, umane, finanziarie) disponibili sul territorio.
Si ravvisa nell’ambito della Piana Rotaliana la presenza di alcuni problemi di sviluppo economico, a partire dalla rilevante potenzialità inespressa del settore turistico, nonché la necessità d’interventi organici sul contesto locale dal lato dell’innovazione tecnologica, della formazione del capitale umano, delle infrastrutture per rafforzare la competitività del sistema locale di piccole imprese agricole, artigianali e commerciali.
Va considerato che la Piana Rotaliana non comprende solo comuni con sviluppo normale, ma tre comuni (Roverè della Luna, Faedo e S.Michele all’Adige) sono collocati, a seguito della riforma comunitaria delle politiche strutturali, nella categoria delle zone phasing out.
La Legge Provinciale 6/1999 attribuisce priorità alle zone svantaggiate e phasing out ma individua poi alcune tipologie territoriali più specifiche, tra le quali merita menzione, ai fini della presente proposta, quella verso le aree con capacità turistica inespressa.
Il riconoscimento del valore sociale e non solo produttivo del sistema delle imprese operanti nella Piana Rotaliana, che offrono un sostegno all’occupazione coniugando con il rispetto dell’ambiente, garantisce gli stimoli indispensabili per la loro permanenza sul territorio e per un più forte slancio in fatto d’investimenti.
Nella fase di elaborazione della proposta del PTPR è stata individuata la strategia di fondo che si ritiene adatta allo scopo: costruire una nuova rete di rapporti d’integrazione settoriale e territoriale. Un tessuto economico integrato e improntato alla coesione è ritenuto presupposto indispensabile per il rafforzamento della competitività del sistema territoriale della Piana Rotaliana.
L'attenzione rivolta all’impresa è fondamentale per avviare correttamente l’integrazione e la coesione economica della Piana Rotaliana, anche se ciò non esaurisce la strategia che è aperta alla partecipazione e condivisione dal lato sociale.
La leva di base su i promotori fanno affidamento per il successo del PTPR può essere individuata nel duplice coinvolgimento, delle imprese e dei cittadini, dunque nella condivisione più ampia possibile degli obiettivi fissati.
Le amministrazioni comunali nella logica della sussidiarietà orizzontale si impegnano a snellire e semplificare le procedure amministrative di competenza ed a dare attuazione alle azioni concordate con le imprese; si impegnano, altresì, a realizzare le opere e servizi di natura sovracomunale, nell’ottica della Piana Rotaliana, maggiormente idonee a migliorare il contesto locale e ad innalzare la qualità della vita dei residenti. Si prefigura dunque un’azione di ampio raggio da parte delle amministrazioni locali in concerto con quella dei privati.
L’impegno delle amministrazioni comunali su questo punto emerge chiaro dalle linee guida della proposta di PTPR che saranno articolate nel prosieguo.
Relativamente ai contenuti della proposta pattizia, dopo la presentazione del percorso (punto 2) attraverso il quale è pervenuti alla elaborazione di un’idea di Patto Territoriale e l’inquadramento territoriale della Piana Rotaliana (punto 3), saranno presentati i tre assi prioritari della proposta (punto 4). Seguiranno delle brevi considerazioni di sintesi (punto 5) utili ai fini della verifica della compatibilità della proposta di Patto con gli indirizzi della programmazione provinciale.
In allegato verrà poi riportata l’analisi di dettaglio riferita allo scenario socio - economico della Piana Rotaliana messa a punto dalla cooperativa Sister scarl che è stata incaricata di elaborare lo studio di pre-fattibilità sulla base degli esiti degli incontri e riunioni organizzate nel coso dell’anno 2002 per la raccolta e lo scambio delle valutazioni sull’idea del PTPR.
2. L’IDEA DI UN PATTO PER LA PIANA ROTALIANA
Già da tempo era in corso una fattiva collaborazione fra alcuni comuni della Piana Rotaliana allo scopo di individuare e concretizzare formule più efficienti di gestione di alcuni servizi pubblici (polizia sovracomunale, uffici tecnici, ecc.).
Da questa collaborazione era scaturita la progettazione di opere di rilevanza sovracomunale quali, ad esempio, il centro natatorio e ricreativo sovracomunale di Mezzolombardo, il sistema locale delle piste ciclabili, ecc.
La convinzione che muoveva le Amministrazioni Comunali della Piana Rotaliana nello sforzo di concertazione reciproca era assai semplice: per operare un rafforzamento generale dell’area nella direzione della qualità della vita dei cittadini occorreva elevare gli standard dell’offerta dei servizi, anche ricreativi avvantaggiandosi delle economie di dimensione.
Numerosi sono stati gli ambiti di intervento oggetto di verifiche in relazione ad una possibile concertazione (infrastrutture, trasporti e viabilità, scuola, cultura, commercio). L’area della Piana Rotaliana è così diventata anche nella percezione degli operatori economici sempre più un sistema territoriale integrato.
Questo senso comune di appartenenza ad una comunità locale estesa consente di dare nuovi orizzonti ad una vocazione storica. Infatti, la Piana Rotaliana identifica storicamente il territorio "de mez" tra il mondo tedesco e quello italiano. In virtù di questa specifica collocazione geografica, ma anche delle specificità culturali sedimentatasi nel corso dei secoli, la Piana Rotaliana è ancora oggi chiamata a svolgere una funzione di collegamento e di ponte tra due componenti etniche fondamentali per il futuro della nostra Regione. Anche le Valli di Non e di Sole nonché l’altopiano della Paganella trovano nella Piana Rotaliana un riferimento territoriale consolidato per porre tali ambiti in collegamento con la Valle dell’Adige e, quindi, con le località "centrali" dell’asta dell’Adige e con l’asse del Brennero.
A partire da quest’importante, ma pure insidiosa - per alcuni profili d’impatto territoriale - funzione di collegamento tra contesti culturali e geografici diversi, le amministrazioni comunali della Piana Rotaliana, segnatamente le amministrazioni dei Comuni di Faedo, Nave San Rocco, Mezzocorona, Mezzolombardo, Roverè della Luna, San Michele all’Adige, constatata anche la fecondità della collaborazione già avviata nel recente passato, hanno convenuto di rafforzare l’iniziativa comune e di spingere in avanti la collaborazione di fronte ad una serie di sfide, quali:
Rispetto a tali sfide ha assunto una funzione guida l’orientamento della Provincia Autonoma di Trento inteso a privilegiare azioni di sviluppo dal basso con dei Patti Territoriali tra operatori di aree sovracomunali.
A seguito di una serie di incontri è stato costituito un gruppo di lavoro composto dagli incaricati delle amministrazioni comunali interessate. Il gruppo di lavoro riscontrando un entusiasmo crescente nei confronti della collaborazione ha deciso di intraprendere un percorso comune per l’attivazione di un Patto Territoriale della Piana Rotaliana.
In particolare, il gruppo di lavoro che ha lavorato per diversi mesi è così costituito:
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Coordinatore |
V. Tonazzo |
Assessore Rappresentante del Comune Mezzocorona |
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Componente |
B. Kaisermann |
Assessore Rappresentante del Comune Mezzolombardo |
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Componente |
C. Malpaga |
Assessore Rappresentante del Comune S. Michele a/A |
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Componente |
M. Kaswalder |
Assessore Rappresentante del Comune Roverè della Luna |
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Componente |
E. Tomasi |
Assessore Rappresentante del Comune Faedo |
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Componente |
A. Osti |
Assessore Rappresentante del Comune Nave S.Rocco |
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Consulente |
Sister Scarl |
Trento |
Il percorso, di seguito esposto nelle sue linee guida, che è stato concordato dal gruppo di lavoro si configura come preliminare e propedeutico all’attivazione del Patto Territoriale.
Le iniziative messe in campo, sostanzialmente confluenti in azioni rivolte all’impresa ed al cittadino, assumono - di fatto - le caratteristiche proprie di uno studio di prefattibilità per interventi di sviluppo sociale, economico, ambientale.
Si è osservato un generale clima di fiducia, una reciproca stima e compattezza fra amministratori nell’intento comune del miglioramento del sistema territoriale, presupposto importante per agevolare l'intraprendenza degli imprenditori locali dei diversi settori ed elevare la qualità dei servizi specie quelli alla persona.
La consapevolezza che le comunità locali da sole sono poco rilevanti in termini di numeri e risorse, mentre messe assieme riescono ad esprimere molto di più della somma algebrica dei singoli addendi, e ciò attiva energie e risorse la cui ricaduta va a beneficio di tutti, è la motivazione che ha spinto a sottoscrivere con entusiasmo e fiducia la proposta di Patto Territoriale della Piana Rotaliana.
Si è consapevoli dell’importanza dell’agire insieme, in piena e pari dignità fra i sei comuni coinvolti, per i quali non fa premio la diversa dimensione demografica o infrastrutturale, ma la capacità d’iniziativa, la fantasia e l’intelligenza per mettere sul comune tavolo di lavoro, indirizzi, proposte, soluzioni per un più forte orientamento allo sviluppo della Piana Rotaliana.
La necessità di competere sul mercato più vasto, in una prospettiva di globalizzazione, pone anche gli amministratori della piana Rotaliana davanti al compito di dare risposte in termini di viabilità, infrastrutture, efficienza dei servizi erogati, di creare opportunità di sviluppo sostenibile. E’ prioritario a tal fine individuare alcuni poli di eccellenza da porre al centro dello sviluppo locale.
L’attenzione della proposta di PTPR è posta su alcuni assi che esprimono in concreto la scelta strategica di fondo. Essi costituiscono un punto di partenza per una riflessione aperta a suggerimenti ed integrazioni provenienti dagli interlocutori interessati che verranno via via coinvolti nel processo di costruzione del progetto una volta costituito il tavolo della concertazione. Seguirà ovviamente la selezione dei progetti concretamente attuabili e sostenibili finanziariamente.
Trattasi di singoli progetti che diventeranno cruciali per dare corpo economico e finanziario agli assi, ma che non dovranno - alla luce di altre esperienze - far scadere il Patto ad una sorta di sportello o di agenzia erogatrice di servizi al pari di molteplici strumenti tecnici già operanti sul territorio ed a supporto di leggi settoriali.
Il percorso che ha portato all’elaborazione della presente proposta è stato avviato con un’operazione di ascolto delle organizzazioni delle categorie economiche e sociali presenti sul territorio.
Con i rappresentanti delle medesime sono stati organizzate delle verifiche preliminari per sondare le necessità, manifeste e latenti, a cui dare risposta, ma ancor più l’interesse delle Organizzazioni medesime a partecipare attivamente ad un Patto Territoriale della Piana Rotaliana, sbocco auspicato dalla generalità degli Attori coinvolti.
Evidente è apparso da subito l’interesse per le opportunità connesse alla formula pattizia, strumento della cosiddetta programmazione negoziata o concertata introdotta dalla Legge 662/1996.
L’urgenza di dare vita ad una serie di accordi tra componenti pubbliche e private per la realizzazione di azioni efficaci a fertilizzare il contesto viene considerata, in modo unanime, una priorità.
Non è sfuggito ai responsabili delle Istituzioni che per gli operatori della Piana Rotaliana si trattava della prima vera occasione di partecipazione coordinata per esprimere valutazioni circa le ipotesi di sviluppo socio-economico, territoriale, ambientale.
Il territorio della Piana Rotaliana, storicamente caratterizzato da una matrice vitienologica, ha in sé potenzialità diverse - che accomunano le singole comunità - potendo inoltre vantare di:
La chiave di lettura dell’accordo tra i proponenti è tutta qui: si vuole attuare un modello di sviluppo dal basso, basato sulle risorse locali, rivolto allo sviluppo integrato dell’agricoltura, del turismo, dell’artigianato, del commercio con il supporto del settore pubblico, attento alla domanda di infrastrutture funzionali alle attività economiche ed ai servizi, riservando particolare attenzione all’impatto dei progetti sull’ambiente. Si vuole ancora utilizzare il marketing territoriale come arma per mettere in evidenza con giusto orgoglio lo stupendo territorio – il giardino vitato - della Piana Rotaliana.
Nella fase di preverifica dell’idea del PTPR, che ha comportato una serie di analisi, sondaggi, incontri finalizzati alla individuazione di varie ipotesi progettuali, si è avuto il pieno coinvolgimento di un insieme ampio ed eterogeneo di Istituzioni e Soggetti rappresentativi del contesto socio – economico della Piana Rotaliana, fra i quali si menzionano, a titolo peraltro non esaustivo, i seguenti:
In sintesi, le valutazioni emerse in occasione degli incontri sono le seguenti:
Associazione Industriali (14 giugno 2002)
L’Associazione, rappresentata all’incontro dai propri vertici con competenze specifiche nell’ambito dell’innovazione tecnologica, ha espresso un grosso plauso nei confronti dell’iniziativa, specie per le possibilità di superamento delle tradizionali "chiusure" fra comuni.
Relativamente ai possibili contenuti del Patto Territoriale della Piana Rotaliana, la stessa Associazione ritiene essenziale coinvolgere le grosse realtà locali specie della ricerca scientifica ed attribuire ai centri periferici la valenza di polo di innovazione e formazione tecnologica.
L’Associazione industriali ritiene che le biotecnologie possano formare oggetto di una proposta d’innovazione da sviluppare nella Piana Rotaliana.
Inoltre propone l’Associazione industriali che la Piana Rotaliana funga da laboratorio per un’iniziativa relativa all’offerta di lavoro finalizzata a verificare la possibilità di aumentare il tasso di attività con una maggior partecipazione della componente femminile (es. lavoro part-time). Ciò necessita una riflessione sulle modalità di erogazione di alcuni servizi alla persona e alla famiglia.
Unione Commercio e Turismo (18 giugno 2002)
L’Unione, rappresentata dal Direttore dai responsabili di zona, si è dichiarata favorevole e aperta all’iniziativa del PTPR.
Inoltre ha auspicato l’avvio di un’azione per la valorizzazione del commercio e dei pubblici esercizi nel contesto dei centri storici, a mezzo di progetti di recupero e valorizzazione globale del contesto socio – economico. Una indicazione in tal senso scaturisce tra l’altro dalla legge provinciale 4/2000 di riforma del commercio, che al riguardo ha recepito la normativa nazionale recata dal Decreto Bersani del 1998.
L’Unione ritiene che il commercio al minuto si presti assai bene ad una integrazione settoriale con turismo e artigianato e che, pertanto, occorra promuovere delle nuove iniziative intersettoriali, in ottica sinergica, superando gli antichi "steccati".
Si dichiara altresì pronta a svolgere un ruolo finanziario per la realizzazione di alcune iniziative di corredo dei progetti di potenziamento del ruolo commerciale dei centri storici.
Associazione Artigiani e Piccole Imprese (13 settembre)
L’Associazione Artigiani e Piccole Imprese, alla quale aderisce l’80% delle imprese del settore site nella Piana Rotaliana, ha espresso da subito grande interesse per il Patto Territoriale, proponendo di introdurre un’asse di sviluppo centrato sulla piccola impresa e sullo sviluppo dell’imprenditorialità in una logica di intersettorialità.
Agli incontri l’Associazione è stata fortemente presente, con numerosi rappresentanti (Vicepresidente provinciale, numerosi referenti locali, esperti).
Allo scopo di divulgare la proposta di PTPR in itinere, ma anche a raccogliere informazioni ed indicazioni dalle imprese artigiane, nei mesi di settembre e di ottobre 2002 l’Associazione ha promosso una serie di incontri sul territorio.
Da tali incontri è emerso un sensibile interesse verso il Patto Territoriale della Piana Rotaliana, riconosciuto come strumento utile alla crescita delle imprese nel territorio. I dati in possesso dell’Associazione indicano prospettive estremamente favorevoli per interventi sul contesto (prima ancora che sulle singole imprese o su tipologie merceologiche specifiche) che possano soddisfare esigenze dell’intero sistema locale delle piccole imprese artigianali.
Inoltre, al fine di concretizzare le enunciazioni generali appena espresse, nel mese di ottobre 2002 l’Associazione ha inviato ai propri associati un questionario attraverso il quale questi hanno potuto esprimere un orientamento relativo alle ipotesi di investimenti finalizzati al Patto Territoriale.
Associazione Albergatori ( 8 ottobre 2002)
Il presidente dell’Associazione si è dichiarato molto favorevole all’iniziativa; ritiene importante che i promotori vadano avanti, ma rileva che nella piana Rotaliana mancano posti letto e strutture agri-turistiche. Le stesse previsioni urbanistiche sono al riguardo carenti, con aree oltremodo limitate per soddisfare i fabbisogni dello specifico settore.
In ogni modo, l’offerta dovrà essere posizionata con attenzione anche ripensando la struttura a supporto (fitness) e predisponendo dei percorsi attrezzati nel verde per catturare turisti in mobilità sul territorio.
Il presidente della Associazione rileva come la Piana Rotaliana rappresenti un unicum, da veicolare sul mercato globale enfatizzando il ruolo del turismo di qualità, mettendo in rete agricoltura e cultura con il turismo. L’immagine acquisita sul più vasto mercato dal Teroldego Rotaliano può fungere da catalizzatore di un progetto d’integrazione agricoltura-turismo.
Unione Contadini e Confederazione Italiana Agricoltori ( 24 ottobre 2002)
Il parere espresso dall’Unione Contadini, nella voce del Presidente e alla presenza del direttore, è ampiamente positivo, anche perché evidenti sono i vantaggi competitivi del sistema agricolo della Piana Rotaliana rispetto ad altre zone. Data questa peculiarità deve essere rafforzata la collaborazione tra amministrazioni per la tutela del territorio agricolo.
Le scelte afferenti la realizzazione di infrastrutture e opere pubbliche, più in generale l’intera programmazione urbanistica, dovranno essere coerenti con l’obiettivo fondamentale di salvaguardare la vitalità del sistema agricolo della Piana Rotaliana.
E’ ravvisata la necessità di sfruttare tutte le opportunità nel quadro delle recenti leggi di orientamento relative alla multifunzionalità dell’impresa agraria.
L’Istituto Agrario di S.Michele è visto come una grande opportunità per l’intera provincia di Trento, in parte spendibile anche per la Piana Rotaliana nella prospettiva del suo rafforzamento.
La CIA aggiunge una considerazione di perplessità per il fatto che i Patti Territoriali possono mettere in crisi la gestione dei fondi disponibili per le leggi di settore.
Assessorato all’Agricoltura PAT - Regolamento di attuazione della Strada del Vino e dei Sapori (4 ottobre 2002)
Il dott. Giulio Bazzanella, funzionario dell’Assessorato all’Agricoltura - Ufficio prodotti biologici, che ha curato la stesura del regolamento di attuazione della Legge Provinciale istitutiva delle Strade del Vino dei Sapori, rileva che non c’è l’obbligo di realizzare un’unica strada per il Trentino. Ogni zona dotata di sufficienti risorse enogastronomiche può avviare l’iter per il riconoscimento della Strada istituendo il comitato promotore. Tale comitato deve risultare il più aperto possibile ed allargato alle diverse realtà settoriali per favorire l’integrazione della agricoltura.
La PAT in collaborazione con la CCIAA fornirà assistenza organizzativa e sostegno finanziario per l’attività dei comitati di promozione delle Strade del Vino e dei Sapori.
Il dott. Giulio Bazzanella suggerisce infine di coinvolgere gli altri, nascenti comitati promotori delle Strade del Vino e dei Sapori per le zone limitrofe alla Piana Rotaliana.
Federazione dei Consorzi Cooperativi (11 novembre 2002)
La Federazione garantisce piena disponibilità per un coinvolgimento della rete delle cooperative, però solo se viene garantita una preventiva selezione delle iniziative rispetto all’impatto.
Viene portato ad esempio l’intervento nel Patto Territoriale per il Tesino dove è previsto un recupero del patrimonio edilizio della montagna (baite) in un quadro di sviluppo sostenibile.
Per quanto concerne il ruolo della Federazione rispetto al mercato del lavoro, il direttore porta a conoscenza del gruppo di lavoro che è in fase di elaborazione una ricerca sull’imprenditorialità femminile. Si tratta di un’indagine utile nel quadro dell’interesse del Patto Territoriale della Piana Rotaliana verso il rafforzamento della piccola impresa.
Organizzazioni sindacali CGIL e CISL (25 novembre 2002)
I rappresentanti di CGIL e CISL hanno sottolineato l’esigenza di prestare attenzione alle ricadute occupazionali delle scelte da compiere in seno al Patto Territoriale. Le opportunità di lavoro per le donne sono da collocare al centro di questa riflessione. La realizzazione del Business Innovation Centre a Mezzolombardo offre interessanti opportunità anche nella prospettiva dell’impatto sull’occupazione.
Secondariamente va approfondito l’aspetto dell’integrazione culturale derivante dallo sviluppo. Le organizzazioni sindacali esprimono l’auspico di un coinvolgimento nel Patto del mondo dell’associazionismo oltre a quello dell’economia.
Altri Incontri
Ulteriori indicazioni sono state raccolte in occasione di una serie di incontri aggiuntivi, fra i quali si menzionano quelli con i dirigenti dell’Istituto Agrario di S. Michele all’Adige e con il dott. Marzatico del Museo Castello del Buonconsiglio, Monumenti e Collezioni Provinciali, alla presenza del Presidente del Museo degli Usi e Costumi di S.Michele all’Adige. Da quest’ultimo incontro sono emerse indicazioni di estremo rilievo per una valorizzazione dei numerosi reperti archeologici della Piana Rotaliana. Una interessante reperto archeologico da valorizzare scoperto ai piedi del monte di Mezzocorona è costituito dalla tomba contenente una salma risalente a circa 8000 anni.
3. IL CONTESTO TERRITORIALE DELLA PIANA ROTALIANA
La Piana Rotaliana è "Il giardino vitato più bello d’Europa", come la definì nel 1905 Cesare Battisti nella sua guida turistica del Trentino. E tale è sostanzialmente rimasta.
Si estende da Nave S.Rocco fino ai confini della provincia di Bolzano, mentre è chiusa a ovest dalla stretta della Rocchetta, che dà inizio alla Valle di Non. A est è delimitata dall’Adige e continua nei dolci pendii vitati di San Michele e Faedo.
Circondata su tre lati da un alto baluardo di pareti rocciose che la proteggono dai venti freddi, si trova racchiusa fra le sponde dell’Adige e quelle del Noce.
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La stessa è promossa dalle sei Amministrazioni comunali di Faedo, Mezzocorona, Mezzolombardo, Nave San Rocco, Roverè della Luna, San Michele all’Adige. |

Il nome "rotaliana" sembra derivare da antiche parole illirico - celtiche.
La linea Isarco - Adige era infatti anticamente il confine fra le tribù illiriche, provenienti da Sud e i Celti, provenienti da Nord. In questi idiomi il prefisso "ro" equivale alla nostra preposizione "di" o "del", mentre il termine "tal", significa "luogo del dazio". Piana Rotaliana significherebbe pertanto "Piana della località del dazio".
Anticamente il Noce, che porta le acque delle Valli di Non e di Sole, confluiva direttamente nell’Adige, quasi ad angolo retto, proprio davanti a San Michele. Associato alle frequenti alluvioni dei due fiumi, ciò determinava una vasta plaga rimasta per lunghi secoli in gran parte paludosa, incolta e malsana dove, come dice il Filos nella sua storia di Mezzolombardo, "giaceva incolto ed era greggivo, pascolivo, cespuglioso e paludoso in balia di tutti".
Fu solo verso la metà del 1800 che si intraprese la grandiosa opera pubblica di arginazione dell’Adige e si costruì l’attuale alveo del fiume Noce, facendolo confluire nell’Adige molto più a Sud. Ciò permise la bonifica definitiva dell'ampia piana alluvionale e la messa a coltura di nuovi vigneti.
Il terreno è pertanto di tipo prettamente alluvionale, con ciottoli e ghiaia e a volte addirittura limoso.
La vite vi è coltivata col sistema a filari pergolati e produce quello che è il vino principe del Trentino, il
Teroldego, un vino la cui storia e leggenda, si sono mescolate con quelle degli antichi castelli che guardano dall’alto la Piana Rotaliana: Castel San Gottardo, ora in rovina, incastonato in una vasta e suggestiva grotta alla base degli strapiombi del Monte di Mezzocorona; Castel Firmian, più in basso, tuttora abitato, Castel Torre, presso Mezzolombardo.
Castelli e buon vino sembrano un binomio indissolubile, un motivo dominante, ricco di suggestioni e di fascino. Ma non solo Teroldego, letteralmente "il padrone" della Piana, si produce in zona. Rimarchevoli sono pure il Lagrein, che sta vivendo una seconda giovinezza, e il Pinot Grigio di Roverè della Luna.
A. Il comune di Mezzocorona
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Il Comune di Mezzocorona sorge nella fertile pianura rotaliana, vasto triangolo alluvionale attraversato dalle acque del torrente Noce, con il corso dell'Adige alla base e al vertice la gola della Rocchetta, sulla quale incombe, con le sue strapiombanti pareti rocciose, il Monte di Mezzocorona. Questa zona, oggi rinomata per la sua superficie ammantata di vigneti e per la bontà del suo vino (il Teroldego) è fin dalla preistoria sito di continua presenza umana, con reperti documentati dal Mesolitico recente (6000-4500 a.C.) fino alla media età del Bronzo (1600-1300). |
Il fiume Adige e la via imperiale Claudia Augusta ne fecero un nodo viario di vitale importanza fin dall’epoca dell’Impero Romano tra le vallate dell’Adige, del Noce e dell’Avisio.
Recenti scoperte archeologiche hanno individuato un abitato ben organizzato ed una fattoria tardo-romana, la cui presenza conferma l’antichissima vocazione vitivinicola della piana di "Mez" o di "Mezo".
L'esistenza della comunità ecclesiale è documentata da antichi sarcofagi cristiani risalenti al V-VII sec. d.C..
L’antica denominazione (comunitas meci de Corona), riferita alla comunità feudale "Vicinia" appare nell’investitura del Vescovo di Trento, Egnone, risalente al 1271; tale denominazione corrisponde a Mezo de Corona o semplicemente Mezocorona, ossia l’abitato posto verso la Corona o Castel S.Gottardo.
La Vicinia è il primo istituto locale di autogoverno fondato su "regole" fino ad allora tramandate oralmente e che avevano il punto focale nell’assemblea di tutti i capifamiglia. Tutte le regole generali della comunità vennero successivamente codificate nella "Carta di regola" o Statuto della Vicinia, di cui purtroppo oggi non esiste più traccia. La Vicinia di Mezzocorona avea un territorio che si estendeva fino ad abbracciare Roverè della Luna e Grumo.
Mezzocorona fu anche sede giurisdizionale; a seguito della politica di espansione dei Conti del Tirolo, nella prima metà del secolo XIV la giurisdizione passò dal Principe Vescovo al loro dominio.
In zona il primo atto significativo fu l'acquisto, nel 1023, da parte di Mainardo II, del Castello della "Corona di Mezo", situato nella vasta spaccatura rocciosa del Monte Las, dove ancor oggi si puo' vedere. La giurisdizione di Mezzocorona fu affidata ai nobili signori di Mezo (Metz) ed in seguito ai Conti Firmian.
Per cinque secoli esercitò le sue funzioni il "Giudizio" organo di potere giuridico-amministrativo di estrema importanza. Il "Giudizio" trovò anche sede nell’attuale Palazzo Firmian. Nella giurisdizione vigeva lo Statuto Tirolese; questo, insieme alla Carta di Regola erano le leggi fondamentali in vigore fino agli inizi del sec. XIX. Il "Giudizio patrimoniale" Firmian, oltre che Mezzocorona e il suo Monte (Obermetz), dove esiste un nucleo abitato, comprendeva il territorio di Rovere' della Luna, Grumo e Nave San Rocco. Dalla fine del sec. XVIII la secolare economia rurale, prerogativa della zona, si trasformo' gradualmente, dal Maso Chiuso in piccola proprietà coltivatrice. Nella seconda metà del sec. XIX a seguito della regimazione del corso dei fiumi e torrenti, gli agricoltori iniziarono a strappare terreno dalle paludi rendendolo fertile e coltivabile.
Al riguardo della denominazione toponomastica è curioso notare come il Comune abbia subito nel corso dei secoli numerosi cambiamenti di nome, tanto che si contano oltre una quarantina di denominazioni diverse. L’attuale nome di Mezzocorona risale solamente al 1924.
Nei pressi è possibile ammirare Castel S. Gottardo, uno dei più suggestivi e rari esempi a livello europeo di costruzione medioevale scavata sottoroccia, e il maestoso Castel Firmian, quattrocentesca dimora degli antichi dinasti che, nel Settecento, divenuti conti, portarono al massimo splendore anche un altro antico palazzo, situato nel cuore di Mezzocorona, ora sede municipale.

B. Il comune di Mezzolombardo
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Mezzolombardo è un caratteristico centro abitato ai piedi di un monte, protetto da un'antica chiesa dedicata a San Pietro e da un castello, attraversato da un corso d’acqua su cui si affacciano residenze signorili settecentesche e del primo Novecento. Molto interessanti anche gli edifici di varie epoche del centro storico ed i pittoreschi vicoli. |
Mezzolombardo, ai margini della piana Rotaliana lungo la strada antica che collegava la val d'Adige con l'Anaunia, era il borgo a cui facevano riferimento i due castelli, della Torre e di S. Pietro, con la Rocchetta a guardia della via, presso la profonda forra del Noce. Queste fortificazioni erano parte di un sistema difensivo che comprendeva Castel Corona, Castel Firmian a Mezzocorona, il fortilizio di Cantaleone a Grurno, il castello di Montereale e la casa-forte di S. Michele, trasformata successivamente in monastero dagli agostiniani.
Che proprio i siti poi fortificati fossero abitati durante il neolitico, l'epoca dei bronzo e poi occupati nel periodo romano, è presumibile dalla situazione orografica; per cui limitati lembi di terra emergevano, per lo più addossati alle pendici delle montagne, dalla bassa palude, e viene confermato dai ritrovamento archeologici di monete, tombe, oggetti di terracotta, armi, ecc.
La premessa della crescita fisica di Mezzolombardo si ha nella via romana, che abbandonando la pista preistorica, di attraversamento in quota sopra Mezzocorona, raccordò la via Claudia Augusta con l'Anaunia in continuità della destra Adige, passando per il colle di S. Pietro.
Nell'anno 1271 esisteva alla chiusa della Rocchetta un ospizio con una chiesetta dedicata a S. Cristoforo. A presidio del ponte fu costruita nel 1333 una fortificazione sulla roccia soprastante; in seguito vi fu aggiunto un dazio. Il centro abitato di allora, corrispondente al rione medioevale di Piaz, è in posizione elevata sul conoide di deiezione dei rio di Fai. Documenti sulle controversie per la determinazione dei confini con i centri abitati più prossimi attestano lo sviluppo della comunità e dell'aggregato di Mezzolombardo ("Mezo, Mezo di S. Pietro") fra il XIII ed il XV secolo.
Determinante fu la formazione della vicinia feudale di Mezzocorona, sottoposta al potere dei conti di Tirolo lasciando così maggiori forme di autonomia a Mezzolombardo, che venne a trovarsi ai confini dei principato vescovile di Trento.
Nel 1584 viene approvata la prima carta di regola di Mezzolombardo, Capitoli della Regola de Mezzo San Pietro "cavati e reformati dalle antique consuetudini osservate" che rappresenta la codificazione degli usi tradizionali.
Le riunioni pubbliche si tenevano in località Piaz; ed in seguito, nel 1597, per ospitarle fu comperato un edificio in contrada per "andar su al Piaz", ancora oggi esistente seppur trasformato. Come era prassi, la "Carta di Regola" riportava in modo analitico le usanze attraverso cui si definiva la convivenza civile, la partecipazione alla cosa pubblica, la protezione della comunità dalle ingerenze esterne e specificava come affrontare quelle questioni attinenti i più frequenti litigi. In quella di Mezzolombardo è pure contenuto un articolo, riferito in generale all'attività edilizia: "91 ltem perché l'è d'usanza e consuetudine osservata, e cosi è deliberato che si osservi ancora che quando alcuna persona vorà fabricar una casa da per sè, la debba fabricar lontana dalli termini over confini per un piede e mezo de mesura, volendo però far piovere over far fenestre contra il suo vicino; ma quando non gli volesse far piovere nè fenestre contra, alora sia in libertà di quel tale di far la fabrica appresso li termini over confini; e chi contrafarà caschi nella pena de lire vinticinque de bona moneda e remover la fabrica incominciata contra la disposizion dei presente capitolo, non essendo però d'accordo". Con questo articolo viene indicato in modo esemplare il criterio di crescita edilizia - seguito a Mezzolombardo fin dall'alto Medioevo - in massima parte per case a schiera. Dei tessuto urbano di allora rimangono purtroppo scarse testimonianze, a causa dei disastrosi incendi che, nel 1635 prima e nel 1705 poi hanno devastato tutto il paese, risparmiando solo una chiesa - il primo, e la parrocchiale ed il convento - il secondo.
L'attuale convento dei francescani era stato costruito fra il 1661 ed il 1670 dalla Congregazione dei padri zoccolanti, alla periferia dell'abitato, in località capitel della Madonna. Escludendo l'aggregato del "Borghetto", Mezzolombardo si disponeva in linea lungo la strada e la sua struttura era sottolineata ai vertici della presenza a nord del "castello della Torre" ed a sud dei castello sul dosso, dove ora esistono un rudere e la chiesa di S. Pietro. La crescita demografica di Mezzolombardo dà la misura dell'importanza che venne gradualmente ad assumere anche come centro commerciale, oltre che agricolo: nel 1658 contava 866 abitanti che, saliti a 2.052 nel 1818, erano ormai 2.781 nel 1847 in un borgo di 364 case.
Una transazione "inter universitas viliarum Metzii coronae et Metzii S. Petri, de modo reparandi arcas fluminus Nucis" dell'anno 1527 e la grande inondazione dei 1789 documentano la ormai secolare precarietà dell'alveo dei Noce. Fra il 1850 ed il 1853 il corso dei fiume Noce fu deviato ed arginato opportunamente, ponendo così termine al continuo pericolo di inondazioni.
Il corso dei Noce venne quindi rispostato verso l'abitato di Mezzocorona, ponendo al sicuro ed ampliando le campagne dove si coltiva la pregiata uva per il Teroldego, vino di cui si faceva fiorente commercio.
Il periodo compreso tra la fine della dominazione napoleonica e la crisi economica generale posteriore al 1870 è stato caratterizzato da un notevole dinamismo economico, a cui ha fatto riscontro la realizzazione di opere pubbliche come gli argini, il ponte verso Mezzocorona (1832), l'imbrigliamento del torrente che scende da Fai (1835), la selciatura e la sistemazione delle strade interne, l'edificio delle scuole, la biblioteca, la strada per il convento dei frati (1839), l'ospedale-ricovero (1854), la strada "Retta" per S. Michele (1859-60). Tali opere pubbliche erano anche rapportate ad una dimensione demografica di 3.442 abitanti nel 1880, quando esistevano ormai a Mezzolombardo trenta imprese commerciali e trentaquattro artigianali (una prima filanda a vapore risale al 1832).
Nel 1901 viene realizzato il nuovo palazzo dei Giudizio sulla via dei Frati. Ad esso seguono altre iniziative pubbliche e private, secondo il disegno progettuale, tipicamente ottocentesco, di incardinare l'ampliamento urbano su di un viale di rappresentanza.
Agli inizi dei XX secolo Mezzolombardo, oltre a mostrarsi centro commerciale di notevole importanza - aveva due banche, una cassa rurale e su di esso gravitavano buona parte della valle di Non , era anche sede di diverse strutture di interesse pubblico, come l'ispettorato forestale, la Cassa distrettuale ammalati, gli uffici dei distretto giudiziario, una biblioteca, l'ospedale, le scuole popolari con circa settecentocinquanta alunni, la scuola industriale femminile, l'asilo infantile capace di ospitare trecento bambini e con mensa gratuita per quelli poveri, il corpo dei pompieri ed altre minori. Vi transitava pure la ferrovia elettrica Trento-Malè.
Nel dopoguerra la strada principale è stata spostata esternamente al vecchio abitato, ed attorno ad essa si è aggregato il nuovo tessuto residenziale e commerciale, concorrendo a spostare l'asse urbano di Mezzolombardo verso le aree di espansione edilizia, che hanno occupato la campagna aperta ed intasato le pertinenze a verde dell'insediamento storico.
C. Il comune di San Michele all’Adige
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L’abitato di San Michele, sorto sulle rive del fiume Adige come antico baluardo, allo scopo di vigilare l'importantissima arteria di comunicazione che portava al nord, sulla via romana Claudia Augusta, offre tutt'ora testimonianze di antiche culture. |
Gli abitati di San Michele e Grumo - che costituiscono il Comune di S. Michele all’Adige - sono la piccola Budapest della Piana Rotaliana perché si fronteggiano sulle rive dell’Adige ed hanno probabilmente una comune origine ed una comunanza di vicende storiche.
Il nucleo antico di S. Michele è allineato lungo la strada interna con edifici Sei e Settecenteschi. All’incrocio con la strada provinciale c’è il vecchio albergo "Aquila Nera" dove sostarono gli ambasciatori veneziani diretti alla corte di Federico III e più oltre troviamo l’antico (ed ora restaurato) palazzo Mezzena.
Da rilevare il fatto che Grumo, prima di essere unito d’autorità a S. Michele (1928), era stato un comune autonomo e in precedenza - ancora fino al 1820 – aveva formato con Mezzocorona e Roverè della Luna un tipico comune feudale.
L'artistica chiesa barocca e il Monastero degli Agostiniani, sede di antica Prepositura, attorno al quale si arrocca l'abitato di San Michele, furono secolari attori e spettatori delle lunghe contese fra i Conti del Tirolo ed i Principi Vescovi di Trento.
Oggi ospita il Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina, la cui importanza culturale investe l'intero territorio provinciale.
Le testimonianze archeologiche rinvenute a S. Michele sono di epoca romana. Una necropoli di circa 20 urne venne allal uce nel 1880 presso l’Istituto Agrario ai piedi della collina.
Inoltre, la risonanza internazionale dell'Istituto Agrario di San Michele all'Adige, grazie alla forte tradizione della cultura enologica, e dell’ex Istituto per la Tecnologia del Legno, facente capo al CNR, oggi aggregato nell’IVALSA, sono la riprova dell’indiscussa professionalità dell’attività di ricerca nel settore agrario, viticolo e forestale svolte sul territorio comunale.
D. Il comune di Faedo
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Il Paese è raccolto, con le case disposte in un’antica ricerca di reciproca difesa. L’architettura si contraddistingue per la curiosa geografia dei cento tetti diversi: le due vie principali, sbocco di portici e passaggi; ed ancora il castello monreale dalla facciata superba a dominare la valle; una meravigliosa collina vitata, orgoglio di vignaiuoli famosi in tutto il mondo. |
La prima citazione certa di Faedo ricorre verso la fine del VI secolo quando i Franchi penetrando dalle Alpi ingaggiarono battaglia con i Longobardi nel campo Rotaliano (584 d.c.).
Nel 1243, fu ricostruito Castel Monreale o Konigsberg sul dosso tra Faedo e San Michele a/A, in cui si celebrò, secondo la leggenda, alle idi di marzo del 589 il connubio tra Autari re dei Longobardi e Teodolinda figlia di Gariboldo, il re cattolico di Baviera
Notevole fu lo sviluppo del borgo a partire dal XII – XIII secolo quando si realizzarono, come in molte altre regioni europee, le ingenti opere di disboscamento, che determinarono l’immigrazione di coloni (runcatores) ad occupare vaste aree forestali.
Quest’insediamento si realizzò in maniera decentrata a partire dall’occupazione dei masi sparsi sulle colline, di proprietà ecclesiastica e nobiliare. La terra fu data da lavorare ai coloni tedeschi in contratto d’enfiteusi, contratto che a fronte del pagamento di un modesto canone d’affitto indusse il contadino a produrvi interventi volti a migliorare lo stato delle campagne quali l’impianto di viti e di alberi a frutto.
Dei numerosi masi edificati nella zona si ha notizia del catasto di Faedo della seconda metà del XVIII secolo, tra cui si menzionano i masi Barco, Canazzi, Togni, Delle Finestre, Delle Decime e Belvedere, la gran parte dei quali esiste tuttora. La forte presenza germanica in loco serviva per garantire ai conti del Tirolo un governo agiato.
I motivi per cui furono eseguiti massicci disboscamenti non vanno ricercati solo nella destinazione agricola del suolo dissodato, ma furono dettati anche dal crescente fabbisogno di legname richiesto dall’attività estrattiva, assai fiorente in loco, che lo utilizzava sia per la costruzione delle impalcature che per alimentare i forni di fusione dei metalli.
Infatti, l’attività mineraria subì un notevole incremento a partire dal 1189, anno in cui il suo controllo passò dall’Imperatore al Principe Federico Vanga, Vescovo di Trento, che la incentivò e la regolamentò al punto tale che pochi anni dopo, nel 1208, promulgò lo Statuto minerario, primo del suo genere in Europa. Lo statuto minerario prevedeva, tra l’altro, l’istituzione di un tribunale e di un giudice minerario con l’incarico di controllare l’attività estrattiva e la riscossione dei tributi. Questo tribunale ebbe sede a Faedo sino al 1500.
Il fiorire di questa attività e la necessità di scambiare le merci furono sicuramente uno stimolo per l’adeguamento della viabilità locale, peraltro già soddisfacente. Faedo si trovava, infatti, nelle vicinanze di una importantissima via di comunicazione; transitava, infatti, per l’abitato di San Michele (Burgum Cunispergi) l’antica via imperiale romana Claudia Augusta.
Un’altra via che interessò più direttamente il conoide fu tracciata in epoca medievale: si tratta della strada montana Semita Caroli o karoli, via regia nominata nel 1053 nel Chronicon benedictoburanum in occasione della traslazione delle reliquie di S. Anastasia da Verona all’abbazia bavarese di Benedikte-uern che collegava il Piano Rotaliano con Salorno attraverso Faedo ed il Passo Spinello (Sauch) e che si raccordava alla via cembrana che portava a Segonzano e a Pergine.
Un’altra vecchia via locale, di cui si ha conoscenza, fu la strada della pieve (strada piovèce) che collegava Faedo a Ville e Verla attraverso il Passo delle Serre (Masen).
Dopo la scoperta del Nuovo Mondo e la conseguente importazione di metalli nobili dal Sud America rivelatasi ben presto assai più conveniente della produzione europea, a cui si associarono, amplificandone gli effetti, il progressivo esaurimento dei filoni locali e l’avversione dei contadini di Faedo per le miniere a causa dei forni (che) ammorbavano la campagna con i loro fuochi e vapori solfistri, nel 1600 l’attività estrattiva perse definitivamente interesse, il transito e gli scambi si ridussero e di conseguenza fu ridimensionata anche l’importanza del borgo.
L’origine medievale del borgo, comune a quelli di numerosi comuni montani del Trentino, nati come allargamento successivo di abitazioni rurali isolate (masi di Faedo e Giovo) viene mantenuta ancor oggi, pur avendo subito, nel corso dei secoli importanti interventi di carattere architettonico e urbanistico.
La tradizionale struttura derivane dai "castellieri" con l’aggregazione molto compatta degli insediamenti, dovuta anche alla necessità di rubare il minor spazio possibile ai terreni produttivi, diventa evidente nei numerosi "porteghi " di Faedo.
Tra il XVI e il XVIII secolo Faedo conobbe un notevole rinnovamento edilizio che diede al villaggio la chiara impronta rustico – signorile, che ancor oggi si può ammirare.
Delle due chiese la più antica è quella dedicata a Santa Agata, la cui origine è legata alla fondazione del Monastero. Successivamente, in un periodo di ammodernamento di chiese, castelli e centri urbani venne ad assumere la struttura gotico – quattrocentesca attuale.
Notevole importanza nell’assetto urbanistico e nel contesto socio – economico del borgo nel corso dei secoli rivestì la costruzione del mulino alimentato dal rio Faedo, che diede il nome alla località, tuttora esistente: Molini di Faedo.
Nel visitare il Comune di Faedo è possibile percorrere itinerari interessanti sia nella superficie del comune che a pochi chilometri.
Ecco alcune di queste mete:
E. Il comune di Nave San Rocco
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Nave San Rocco è situata sulla sponda destra dell’Adige, in un ansa del fiume. Dagli abitanti del luogo viene chiamata LA NAVE. Dista da Trento km 12; da Mezzolombardo km 5. La campagna di Nave San Rocco ha un’altezza di metri 199 – 202 sul livello del mare. L’alveo del fiume Adige di fronte al paese è a circa 200 metri sul livello del mare; in alcuni tratti a sud del paese è pensile rispetto alla campagna. Il Comune conta 1222 abitanti; il catasto comunale è di circa 470 ettari.
Il panorama che si scorge stando in paese è il seguente: a nord domina il monte di Mezzocorona; a ovest incombono il monte Fausior e la Paganella; a sud si scorge il monte Bondone; a est si vede il monte Corona di Giovo. Dalla cima di queste alture si può contemplare in modo perfetto la splendida distesa di Nave San Rocco, soprattutto dai ori di Fai. La larghezza della pianura ai piedi della montagna di Nave San Felice fino ai piedi del monte di Fai è di 2800 metri circa. Il paese è situato a 46°9’30’’ gradi di latitudine nord; e a 11°10’40’’ gradi di longitudine est dal meridiano di Greenwich.
Nave è un nome generico che sta ad indicare un luogo di attraversamento del fiume Adige a guado o con barche (Naves) Tra le due Nave, S. Felice e S. Rocco, passava infatti la grande strada militare romana Claudia Augusta.
Si può quindi concludere, date le conoscenze attuali, che il paese di Nave San Rocco sorse in quel luogo per la presenza di un guado antichissimo e del susseguente traghetto che mettevano in comunicazione la strada imperiale che passava a Nave San Felice, con le valli di Non e di Sole, ed in antico questo guado serviva per portarsi a Bolzano, secondo il tracciato della via Claudia Augusta.
F. Il comune di Roverè della Luna
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Roverè della Luna è un forte centro agricolo (vitivinicolo e frutticolo) ma anche una vocazione artigianale. Si allunga sull’enorme conoide detritico del Rio Faògna, ai margini della pianura dell’Adige.
Il Paese si trova a circa m. 251 s.l.m., fa parte del Comprensorio C.5 Valle dell’Adige e conta 1.514 abitanti alla data del 31.12.2002).
Dista circa km 26 dal capoluogo, Trento, e circa km 35 dalla città di Bolzano ed è raggiungibile sia dal paese di Mezzocorona (km 7) sia dal paese di Salorno (km 4). E’ dunque situato ai confini della Provincia di Trento con quella di Bolzano, proprio di fronte al Paese di Salorno, all’incontro dell’area linguistica italiana con quella tedesca.
Grazie alla sua posizione geografica Roverè della Luna funge da raccordo con rispetto gli altri centri della Bassa Atesina che ha conservato la cultura trentino-atesina, pur essendo ravvisabili le testimonianze della conquista medievale della terra ad opera di contadini tedeschi su stimolo dei monaci della Prepositura di San Michele all’Adige e dei Conti del Tirolo. Numerosi toponimi ed usanze sono infatti un bell’esempio dell’incontro di due culture diverse.
Nel corso dei secoli, fino ad arrivare al secolo XIX° vennero effettuati grandi lavori di bonifica per l’utilizzo dei terreni vocati all’attività agricola, non ultima per la coltivazione del vigneto.
Nel 1288 il luogo è detto "ad Rovredum" (dai boschi di rovere che contraddistinguono i luoghi). Nel 1441 "Rovredo a Luna" formava una comunità con le ville di "Mezij Coronae" e "Grumi". Ai Feldi, ai Lomeri, ai Novaleti ed in altre località furono rinvenuti numerosi resti dell’Età del Ferro, romani e barbarici.
Circa il suo singolare nome, Cesare Battisti annota (1905) : "Roverè della Luna trae il suo nome, di schietta origine latina, dal bosco di roveri posti vicino alla luna o lunare dell’Adige che s’addentrava colà, prima che l’acqua del Rio Faògna che vi scende, formasse il conoide alluvionale su cui ora sorge il villaggio. Il lunare formava allora approdo alle barche ed alle zattere che transitavano sul fiume, deviato poi dal conoide più a sinistra della valle verso Salorno".
Degne di menzione sono la Chiesa Parrocchiale di Santa Caterina, ricordata nel XVI° sec., ricostruita nel 1859-1861, e la vicina Chiesa di Sant’Anna con pitture a fresco del XVI° sec., nonché la "casa Bronzetti" ed il "palazzo de Kreuzenberg" (appartenente alla famiglia), tutti recentemente restaurati.
4. ASSI STRATEGICI DEL PATTO TERRITORIALE
Le iniziative di sviluppo oggetto di approfondimento nell’ambito dello studio di prefattibilità per il Patto della Piana Rotaliana sono sostanzialmente aggregabili in tre assi: 1) potenzialità turistica inespressa; 2) innovazione-imprenditorialità-formazione; 3) servizi ed opere pubbliche.
4.1 – POTENZIALITA’ TURISTICA INESPRESSA
Obiettivo di fondo del primo asse è quello di adeguare l’offerta turistica alla domanda mettendo a frutto le risorse disponibili sul territorio.
Si rileva una evidente asimmetria tra le potenzialità di attrazione connesse ad un ampia gamma di risorse, progetti, iniziative di rilevanza turistica (presentate singolarmente nelle pagine seguenti) e la dimensione effettiva della ricettività turistica, delle presenze turistiche associate alla Piana Rotaliana (vedi allegato statistico).
Emerge in sostanza uno squilibrio tra la ridotta dimensione della ricettività turistica e la forte capacità d’attrazione turistica della Piana Rotaliana. C’è dunque una rilevante potenzialità turistica inespressa.
Il gap tra domanda latente e offerta turistica si configura come una questione centrale ai fini della elaborazione del Patto Territoriale della Piana Rotaliana.
Ci sono spazi di mercato per il potenziamento sia delle strutture ricettive tradizionali come alberghi, hotel, trattorie, sia dell’offerta dell’agriturismo che del turismo rurale favorite dalle prospettive d’integrazione tra agricoltura e turismo.
La disponibilità sul territorio della Piana Rotaliana, specialmente nel comune di Nave S. Rocco, di una serie di masi storici utilizzati per fini agricoli offre opportunità di crescita dell’agriturismo e ancor più del turismo rurale.
Bisogna integrare e mettere in rete diverse potenzialità (con caratteristiche assai disomogenee) coordinando i progetti che le interessano.
La strada del Vino e dei Sapori costituisce uno dei tasselli di questo asse, ma non lo esaurisce. Il campo di azione del progetto afferente la potenzialità turistica inespressa della Piana Rotaliana coinvolge infatti imprese che non trovano nella tipicità il loro fattore competitivo e che sarebbero difficili da vagliare sulla base di disciplinari messi a punto da un comitato promotore attento a qualificare al massimo l’offerta enologica e gastronomica.
Confinare le prospettive di crescita del turismo all’integrazione con agricoltura e demandare il coordinamento al futuro comitato di gestione della Strada del Vino e dei Sapori della Piana Rotaliana sarebbe dunque riduttivo. Molte risorse fruibili sul territorio non sono riconducibili alla presenza vitivinicola e gastronomica, ma assumono una diversa connotazione esprimendo fatti storici, culturali e dimensioni ricreative di natura ambientale. Queste risorse hanno logiche di fruizione specifiche che possono essere solo in piccola parte contemplate nella Strada del Vino e dei Sapori.
Per rendere sostenibile il potenziamento della ricettività turistica è necessario realizzare una convergenza strategica tra diverse iniziative e, allo stesso tempo, organizzare il versante della promozione e della commercializzazione del pacchetto turistico (aspetto oggi assai carente nella Piana Rotaliana). Solo così si riesce a diffondere la fiducia indispensabile per concretizzare le aspettative che muovono gli operatori del settore.
Nel caso in specie si dovrà lanciare una verifica della organizzazione della promozione e commercializzazione turistica per stabilire come (forma) raggiungere una scala territoriale adeguata ai problemi da affrontare. Si apre qui, alla luce della riforma della disciplina provinciale della promozione e commercializzazione turistica, un nuovo spazio di collaborazione tra settore pubblico e settore privato.
E’ richiesto un impegno organizzativo dell’intera Piana Rotaliana con coinvolgimento degli operatori privati, delle istituzioni pubbliche e delle organizzazioni turistiche (pro loco) chiamate a definire il pacchetto-prodotto e poi ad arricchirlo con eventi e manifestazioni che aumentino l’interesse verso la riscoperta e valorizzazione delle tradizioni locali.
Occorre istituire un sistema integrato mentre si agisce sull’offerta in modo capace di valorizzare il prodotto di base ed i servizi ad esso associati per riuscire ad attrarre i turisti sul territorio in modo non episodico. La remunerazione degli investimenti nella ricettività richiede il superamento di livelli di utilizzazione minimi (tasso di utilizzazione dei letti, numero di visite alle cantine, ai siti ed ai musei) che sono raggiungibili solo se si esce dalla logica della breve stagione turistica.
Un’attenzione speciale nel quadro del potenziamento e della riqualificazione della ricettività turistica va rivolta al rilancio dei centri storici, nei quali si auspica tra l’altro anche una razionalizzazione delle attività commerciali, artigianali e di servizio.
Le risorse da mettere in rete
Nella Piana Rotaliana sono presenti numerosi siti che possono costituire volano per sostenere la crescita del turismo. Le risorse più significative da considerare ai fini della potenzialità turistica della Piana Rotaliana e da mettere in rete sono le seguenti:
La Cittadella del Vino a Mezzocorona
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Grazie alla implementazione di una fase di notevole riorganizzazione, il Gruppo Mezzacorona ha da alcuni anni avviato il progetto noto come "Cittadella del Vino". Trattasi di utilizzare in forma integrata dodici ettari di moderne strutture produttive e di servizi per l’accoglienza del pubblico, in un contesto armonico e con insediamento in un’area con oltre 2.000 ettari di vigneti in proprietà. |
Il progetto si propone di realizzare un’integrazione del core business del Gruppo (l’attività agricola, la produzione del vino e la sua commercializzazione) con il turismo, la cultura e il terziario.
La Cittadella del Vino è attualmente realizzata per circa il 60-70% (Cantina Rotari e Cantina di conferimento e vinificazione) ma dovrebbe essere completato a breve con la realizzazione del terzo lotto.

La Via Claudia Augusta
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L'antica Via Claudia Augusta venne tracciata nel I sec. a.C. dal generale romano Druso e in seguito completata da suo figlio, l’imperatore Claudio, per mettere in comunicazione i porti adriatici con le pianure danubiane. Il tracciato si snodava da Altino al fiume Danubio: partendo dall’antico centro lagunare di Altino, attraversando l’intero Veneto, il Trentino Alto-Adige, il Tirolo e la Baviera, la via romana portava all’odierna Augsburg e di qui sino al centro Europa. Nei secoli in cui le comunicazioni erano difficoltose, costituì l’asse portante delle comunicazioni fra regioni retiche e adriatiche, tra cultura latina e germanica. |
Lungo il suo percorso sono ancora oggi ben visibili le testimonianze storiche ed archeologiche che confermano la presenza di questo antico ed importantissimo tracciato stradale. Importante è la fruizione di un itinerario storico turistico di valenza europea lungo la linea conduttrice della Via Claudia Augusta, con proposizione per ogni ambito territoriale di una serie di pacchetti diversificati di opportunità: dall’offerta turistica storico - ambientale al prodotto di qualità certificato o particolare, dall’offerta della professionalità artigianale alle specialità enogastronomiche, alle numerose manifestazioni culturali, sportive e ricreative che si susseguono durante il corso dell’anno.
La proposta è oggetto di un progetto Interreg III B - Spazio Alpino- con il titolo "La promozione del territorio attraverso il patrimonio culturale nell’area transnazionale lungo l’antica via romana Claudia Augusta". Tale progetto, che beneficia di un congruo finanziamento, si propone di mettere in atto una pluralità di azioni per valorizzare gli aspetti culturali e le attività economiche dei territori attraversati dalla via Claudia Augusta.
Il gruppo di lavoro internazionale che elaborerà questo progetto ha proposto di collocare la sede operativa in un sito sul territorio del comune di Mezzocorona.
Il Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina
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Fondato dall’etnografo Giuseppe Sebesta nel 1968, il Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina è dal 1972 Ente Funzionale della Provincia Autonoma di Trento. Situato nei locali dell’antico convento della Prepositura Agostiniana di San Michele, il Museo si distingue fra i musei italiani di etnografia e folklore per la attenzione che dedica allo studio e alla esposizione di forme e utensili del lavoro contadino. |
E’ infatti la tecnologia rurale di montagna, nella specificità storico-etnografica trentina, a caratterizzare l’esposizione, su più piani: dall’agricoltura tradizionale, il percorso prosegue con le lavorazioni artigianali di supporto, per concludersi con gli aspetti legati alla socialità e alla produzione del simbolico. La collezione consta di oltre 10.000 pezzi, in gran parte sistemati nelle 40 sale espositive.
Strada del Vino e dei Sapori della Piana Rotaliana
E’ emerso ripetutamente, in occasione degli incontri con i rappresentanti delle categorie economiche che l’immagine della Piana Rotaliana è quella del giardino vitato. E’ una peculiarità territoriale con implicazioni forti anche sul contesto produttivo. La vocazione vitivinicola della Piana Rotaliana non è cioè solo un’immagine paesaggistica, ma un indirizzo produttivo che dal settore agricolo si riflette in alcune significative esperienze di trasformazione della materia prima agricola (es. cantine sociali e private) nonché in attività di servizio per la filiera.
Oltre alla viticoltura ci sono altri comparti agricoli degni di nota sul territorio della Piana Rotaliana: frutticolo, orticolo (asparagi) e dei vivai.
I masi rivestono un ruolo di grande importanza nell’organizzazione del territorio sia dal punto di vista economico, perché sono (ad esempio nel caso del comune di Nave S. Rocco) il fulcro di una florida attività agricola sia storico e culturale. Essi rappresentano una grande ricchezza anche sotto il profilo ambientale
Perché sono elemento ordinatore del paesaggio agricolo e tramandano una testimonianza significativa dei caratteri e valori architettonici.
A seguito di ricerche condotte sulle mappe catastali del comune di Nave S. Rocco alle sezioni storiche (1860-1893-1940-2002) sono stati classificati come nuclei di antico insediamento otto masi.
Questi masi saranno considerati come possibili poli di attrazione nell’ambito della Strada del Vino e dei Sapori della Piana Rotaliana. Nel comune di Nave S. Rocco è già attivo un esempio eclatante di agricoltura biologica, il Maso del Gusto dove sono in vendita diretta oltre alla frutta fresca anche altre produzioni alimentari come merendine di frutta, frutta essiccata, succo di mela e succo di mela concentrato. La presenza di un allevamento di cavalli con relativo maneggio sul territorio del comune di Nave S. Rocco costituisce un’ulteriore occasione d’integrazione tra gastronomia e ricreazione.
Il binomio tipicità-territorio può collocarsi alla base di un’offerta specifica rivolta ad un segmento turistico sensibile al richiamo della qualità del prodotto ed alle suggestione del mondo rurale.
Secondo le ultime stime (fonte Agriturist e Movimento del turismo del vino) è un segmento che interessa oltre 5 milioni di italiani per un volume di affari di circa 2,5 miliardi di euro.
Anche il Censis pare ottimista nello sviluppo dei distretti enoturistici e in una apposita "mappa dei distretti enoturistici italiani" mette in posizione di rilievo proprio le aree del Trentino.
L’interesse dei turisti per questa specifica offerta enologica e per gli annessi culturali diretti (tecnologie vitivinicole) denota un accentuato picco nel periodo autunnale, ma pare e fruibile, se sostenuta da un piano di marketing (da sviluppare), lungo l’intero anno.
Recentemente si è svolto nella Piana Rotaliana un convegno sulla storica, millenaria presenza in questo territorio speciale, "fra i due fiumi", della coltivazione della vite con presenza di una fattoria romana.
Si tratta di un’iniziativa da sottolineare perché emblematica di un possibile percorso di retrospettiva storica da realizzare nella Piana Rotaliana verso la archeologia del vino. Se il matrimonio tra vino ed arte è già stato consumato in ambito locale, non altrettanto può dirsi per il matrimonio tra vino e archeologia.
La strada del vino e dei sapori è un itinerario guidato che il territorio offre al proprio turista per farsi conoscere meglio, orientandolo nella scoperta delle peculiarità gastronomiche, in primo luogo.
Relativamente ai prodotti è cruciale spiegare ed esaltare i titoli e le classificazioni qualitative che possono assumere.
E’ in fase di costituzione il comitato promotore della strada del Vino e dei Sapori della Piana Rotaliana, iniziativa che può rispondere alla esigenza di imprimere una direzione di marcia verso la cultura del vino dando vita ad un circuito enogastronomico.
Altre peculiarità locali
Inoltre esistono altre prerogative presenti ma da sviluppare o comunicare meglio:
4.2 – INNOVAZIONE - IMPRENDITORIALITA'- FORMAZIONE
Anche in questo caso si riscontrano nella Piana Rotaliana una serie di iniziative che vanno nel senso di una valorizzazione del contesto, seppure appaiano, dalle verifiche preliminari, non adeguatamente interconnesse tra loro.
Obiettivo fortemente condiviso dai promotori del PTPR è quello di qualificare e rafforzare il tessuto della piccola e media impresa locale, che attualmente appare fragile, innalzando gli standard produttivi, tecnologici, organizzativi e finanziari delle aziende.
Per comprendere le motivazioni alla base dell’attivazione di questo asse prioritario, occorre tenere conto che la metà dei comuni promotori sono poi classificati come "phasing out" dalla normativa specifica. San Michele all’Adige, Roverè della Luna, Faedo denotano, pertanto, un contesto relativamente poco favorevole allo sviluppo ed abbisognano di un’attenzione all’economia.
In questa prospettiva, risulta importante procedere a verificare quali siano o possano essere i centri di eccellenze sul territorio (innovazione per la piccola impresa, servizi di formazione per la competitività) a cui agganciare l’economia di questi comuni, ricercando maggiori sinergie tra gli operatori, pubblici e privati, anche per stimolare la localizzazione di imprese eco-compatibili capaci di un effetto occupazionale positivo sul territorio.
Sarà necessario operare in primis per promuovere l’imprenditorialità locale e lo sviluppo di competenze professionali.
Accanto al consolidamento di alcuni comparti si cercherà accertare le implicazioni dell’eventuale ampliamento di altri comparti presenti sul territorio in termini di investimenti mobiliari ed immobiliari.
Il potenziamento delle realtà della Piana Rotaliana potrà passare attraverso la ricollocazione di imprese da posizioni inadeguate dal punto di vista dell’accessibilità, dell’ambiente o della funzione verso contenitori più idonei e mirati per l’attività produttiva, con apprestamento delle infrastrutture e dei servizi tecnologici e comunicativi.
Si devono divulgare i progetti di impresa volti ad introdurre innovazioni di prodotto, di processo, i progetti finalizzati ad acquisire certificazioni di qualità e ambientali (d’impresa e d’area), nonché progetti formativi atti a supportare il miglioramento imprenditoriale.
Nella Piana Rotaliana, principalmente nel Comune di Roverè della Luna, è presente un sistema i piccole imprese artigianali operanti nel comparto della carpenteria del legno. Tali imprese, che realizzano coperture in legno di edifici a destinazione sia residenziale sia produttiva, estendono il loro raggio di azione ben oltre la provincia di Trento, su scala regionale e nazionale. A questo sistema locale va accordata particolare attenzione sotto il profilo della ricerca delle innovazioni tecnologiche ed organizzative necessarie per sostenerne il livello di competitività. Dai contatti diretti con gli operatori, convocati grazie all’efficace iniziativa dell’Associazione degli Artigiani, è emersa nitida l’esigenza di progetti d’area che creino spazi di collaborazione tra gli operatori e mettano a frutto l’apparato di ricerca scientifica già presente sul territorio. In particolare grazie al coinvolgimento dell’Istituto IVALSA-CNR (ex ITL) e dell’Istituto Agrario sempre di S. Michele all’Adige potrebbero nascere due progetti ad hoc: uno per la valorizzazione del legno del Trentino e l’altro per la realizzazione di un tetto certificato nelle sue diverse componenti legnose e metalliche (progetto tetto doc).
Importante è che i Comuni agiscono assieme al fine di attuare un sostegno efficace a progetti tesi alla costruzione di reti d’imprese.
Le risorse più importanti da mettere in rete in questo senso sono le seguenti:
BIC – Business Innovation Centre - di Mezzolombardo

Nell’ambito degli obiettivi dell'Agenzia per lo Sviluppo SpA per il Trentino, che in stretta sinergia con Centro Tecnofin Servizi SpA intende favorire le iniziative economiche e la nuova imprenditorialità nella Provincia Autonoma di Trento al fine di far crescere il tessuto produttivo/economico secondo i principi dello sviluppo sostenibile, rientra il Progetto "Incubatori d’Impresa".
Alla data attuale sono disponibili gli incubatori di Rovereto e Pergine Valsugana, mentre sono in fase di realizzazione varie strutture, una delle quali proprio nell’area di Mezzolombardo. In tali Centri vengono messi a disposizione delle imprese servizi avanzati e di logistica appositamente studiati.
I BIC godono poi di un rapporto preferenziale con l’Università degli Studi di Trento, con l’Istituto Trentino di Cultura, con l’Istituto di Ricerca Scientifica e Tecnologica (IRST) per la realizzazione e fruizione di progetti di ricerca e consulenza tecnologica.
I servizi presenti nel BIC Mezzolombardo sono:
partnership con Università degli Studi di Trento e Centri di Ricerca
servizi logistici ed informatici
sale riunioni e conferenze
fondo impianti tecnologici
collegamento a banche dati informative
mensa aziendale
sportello bancario
visite mediche
parcheggio
Il Centro ha tratto origine e si è sviluppato sulla base dell'analisi di analoghe esperienze europee di BIC "Business and Innovation Centres", adeguate alle peculiarità del tessuto economico trentino, con l'obiettivo di costituire un centro di produzione e di servizi a supporto delle imprese, fornendo unità modulari industriali e di uffici attrezzati e dotati di impiantistica generale e di una serie di servizi centralizzati quali la disponibilità di spazi comuni, servizi di telecomunicazione e segreteria. In tale contesto, nella gestione di centri di innovazione, assume particolare rilevanza la cosiddetta "gestione attiva", che consiste nell'attivarsi verso l'esterno promuovendo opportunità di investimento e collaborazione sul fronte della produzione e della ricerca applicata.
Le caratteristiche base del BIC di Mezzolombardo sono di seguito riportate.
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Superficie lotto (mq) |
Superficie produttiva utilizzabile (mq) |
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21.477 |
10.779 |
Istituto Agrario di San Michele

La Piana Rotaliana è anche caratterizzata dalla presenza dell’Istituto Agrario di San Michele All’Adige, fondato nella seconda metà del XIX secolo per volere dell’Imperatore d’Austria, a dimostrazione della consolidata e forte vocazione agricola dell’area, orientata secolarmente verso la coltivazione della vite (Teroldego in particolare) e quindi susseguentemente operante intensamente nel settore vitivinicolo.
Infatti nell’ambito si concentrano, oltre che a molteplici cantine di aziende agricole private, alcune tra le principali e maggiormente dimensionate cantine sociali attive sul territorio provinciale.
I prodotti vitivinicoli delle imprese della Piana Rotaliana stanno raccogliendo riconoscimenti di prestigio sia a livello nazionale che internazionale.
L'Istituto effettua e promuove attività di ricerca e sperimentazione scientifica, di istruzione e formazione nonché di servizio alle imprese, finalizzate alla crescita socio-economica e culturale degli addetti all'agricoltura e allo sviluppo del sistema agro-alimentare e forestale, con particolare riferimento alle interconnessioni ambientali e in armonia con la tutela del territorio.
L'Istituto, a partire dal 1 gennaio 2002, si articola in tre Centri:
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Il Centro Scolastico svolge attività di istruzione, qualificazione, perfezionamento, specializzazione, nonché di aggiornamento e riqualificazione professionale. |
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Il Centro Sperimentale svolge attività di ricerca e sperimentazione scientifica, di servizi alle imprese, di supporto al Centro Scolastico nonché attività di gestione dell' azienda agricola. |
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Il Centro Assistenza Tecnica svolge attività di assistenza alle aziende agricole sul territorio provinciale. |
Il Centro Sperimentale svolge l'attività di ricerca e sperimentazione che abbraccia i seguenti settori:
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agricolo; |
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agroalimentare; |
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forestale e ambientale. |
Le iniziative a carattere dimostrativo impegnano prevalentemente le unità operative con programmi di lavoro che si attuano in campo (Frutticoltura, Viticoltura, Difesa), ma anche altri reparti che curano problematiche attinenti la conservazione e trasformazione dei prodotti agricoli (frigo-conservazione, caseificio).
Le attività di servizio tradizionalmente svolte dall’Istituto rappresentano una porzione di attività considerevole e sono punto di collegamento efficace e diretto tra realtà economiche locali e l’ Istituto.
IVALSA (C.N.R.) - Istituto per la valorizzazione del legno e delle specie arboree (Trees and Timber Institute) di San Michele all’Adige
Dal Settembre 2002 IVALSA ha assorbito l’ex ITL - Istituto per la Tecnologia del Legno di S. Michele all’Adige (TN) , aggregando allo stesso l’ex IPSL - Istituto per la Propagazione delle Specie Legnose di Scandicci (FI) e ex IRL - Istituto per la Ricerca sul Legno di Firenze.
La sede di San Michele all’Adige costituisce una sezione territoriale dell’IVALSA, è diretta da un Responsabile autonomo ed opera con specifico indirizzo di Ricerca Scientifica ed Innovazione Tecnologica nel campo del legno. In tale ambito realizza specifici programmi di ricerca prevalentemente applicata, volti alla caratterizzazione ed alla valorizzazione del materiale.
Ricerca:
- tecnologie dei processi di lavorazione, trasformazione, trattamenti ecc;
- componenti edili (elementi portanti, imballaggi, pallet, pavimenti, etc.);
- diagnostica, cura e consolidamento di elementi strutturali.
Laboratori:
Rappresentano un patrimonio unico a livello nazionale e così articolati nel modo seguente:
1) laboratorio prove fisiche
2) laboratorio prove meccaniche
3) laboratorio di prove di resistenza e reazione al fuoco
4) laboratorio di essiccazione
5) laboratorio di impregnazione
6) laboratorio prove non distruttive
7) laboratorio tecnologie legno-resine
8) laboratorio di biologia e microscopia elettronica
Biblioteca:
il servizio di documentazione tecnico-scientifica si avvale di una biblioteca e di una banca dati, elaborata in buona parte in lingua italiana, sul settore della tecnologia del legno e delle utilizzazioni forestali.
Servizi:
sia la biblioteca che i laboratori offrono un servizio di consulenza a disposizione dell’utente privato e/o pubblico.
4.3 – OPERE PUBBLICHE E SERVIZI : PER LE IMPRESE E I CITTADINI
L’adozione di un approccio territoriale allo sviluppo mette in risalto l’influenza esercitata dai fattori di competitività esogeni rispetto all’impresa (o al sistema delle imprese) ma endogeni rispetto all’ambito spaziale considerato.
E’ al riguardo ben noto che l’efficienza dei servizi pubblici, la dimensione del sistema infrastrutturale, la flessibilità del mercato del lavoro, l’organizzazione del sistema informativo, identificano fattori esogeni ad un ambito territoriale che esercitano delle ripercussioni sulla capacità competitiva delle imprese.
L’impatto dei fattori di competitività esterni all’impresa connessi al contesto va valutato e progettato attentamente nel PTPR in un’ottica di competizione tra territori oltre che tra imprese.
L’incisività dell’intervento delle istituzioni pubbliche mirato a sostenere la capacità competitiva delle imprese con azioni sulle componenti di servizio pubblico o sulla regìa dipende dalle competenze, dalle risorse finanziarie di cui dispongono e dal modo di concepire il ruolo del mercato.
Le amministrazioni comunali interessate intendono selezionare una serie di opere pubbliche, di servizi e di semplificazioni che in una logica di sistema territoriale possano fornire un sostegno alla competitività delle imprese insediate nella Piana Rotaliana e trovare una verifica di congruenza e di fattibilità nel Patto Territoriale.
L’insieme delle amministrazioni pubbliche potrebbe avere delle potenzialità di risposta superiori alla somma delle potenzialità delle singole amministrazioni anche nei confronti dei servizi per i cittadini.
Dalla collaborazione nel PTPR dovrebbero scaturire risposte nuove alle esigenze di contenimento dei costi dei servizi ai cittadini grazie alle economie di scala che derivano dall’integrazione dei cicli produttivi. Un’ulteriore opportunità si presenta per innalzare la qualità a parità di costo grazie alla riorganizzazione dei servizi e alla realizzazione di infrastrutture.
Il proposito già espresso con riferimento alle imprese è perciò mutuabile, mutatis mutandis, alla qualità della vita dei cittadini. In questo caso si ragiona però con riferimenti diversi: si chiamano in causa i costi, la qualità e la dimensione dei servizi pubblici offerti ai cittadini.
Il Patto Territoriale nell’ottica delle pubbliche amministrazioni della Piana Rotaliana potrebbe quindi essere orientato con diversa intensità al contesto locale in duplice modo: verso il sistema delle imprese e verso l’insieme dei cittadini.
L’impegno delle amministrazioni comunali costituisce un corollario per la valorizzazione della potenzialità turistica inespressa nell’ambito del PTPR. Si pensi alla problematica dell’offerta commerciale di alcuni comuni, che ha una funzione cruciale di supporto al turismo.
Saranno in questo senso coordinate nel PTPR le azioni di contesto per il rilancio dei centri storici e dei nuclei di antica origine, in termini commerciali, artigianale, urbanistici, di servizio.
5 - CONFORMITA’
Il Patto Territoriale della Piana Rotaliana denota alcuni requisiti che permettono una lettura sotto il profilo della conformità alla filosofia dei Patti Territoriali ed alle linee della programmazione economica ed urbanistica della PAT.