|
CASTEL
DELLA TORRE
Dove era l'antico castrum
Sancti Petri de Mezo? E la famiglia di Metz di Mezzocorona derivava dallo stesso ceppo di quella di
Mezzolombardo? I problemi sono stati assai dibattuti dai cultori di storia patria dello scorso secolo ma non sono stati ancora con sicurezza risolti anche se Desiderio Reich assicura che «l'antico castello di Mezo S. Pietro non era sul posto del moderno castello, ma sul colle della Torresella, detto anche oggi così,
perché vi si erge una torricella, detto anche di Serafin, dalla casa di abitazione, che vi ebbe ai suoi piedi Serafino del fu Antonio da Fai già dal 1467 ». Questa ipotesi è comunque
praticamente accettata dai cultori di storia patria moderni.
Giusto de Vigili e Francesco Filos non sono dello stesso parere (bisogna tener presente che i loro studi sono di molto precedenti a quello del
Reich): pongono il « castrum Saneti Petri » sul colle dove c'è l'at. tuale castello della Torre.
Storicamente la disputa può destare qualche interesse, ma solo supposizioni si possono avanzare mancando, almeno per ora, ogni fonte documentata.
Sia alla Toresela infatti, come al castello della Torre, furono rinvenuti oggetti preistorici sebbene la quantità e la qualità portino ad
assegnare maggiore importanza alla seconda località dove vennero alla luce anche reliquie romane e una dozzina di tombe di cotto con ossa e corredo. D'altra parte alla Toresela c'era, così dicono, un forte avvolto e la
vicinanza stessa del dosso a quello di S. Pietro, sicuramente località romana, con chiesa dedicata al capo degli Apostoli esistente verso il 1000, può aver influito a dare il nome alla residenza murata degli antichi signori.
E' da notare tuttavia che sull'altura dell'attuale castello ci sono una
torre quadrata, robustissima ed una cisterna molto profonda. La moda delle torri quadrangolari è del XIII secolo ed è seguita a quella delle torri
tonde e poligonali: questo potrebbe suggerirci che il castello fu fabbricato verso il 1200 e che occupava un'area sino a
comprendere la cisterna che è un po' distante dal mastio.
Comunque la tesi più probabile, è quella che su l'uno e sull'altro dosso esistessero in epoca medioevale delle fortificazioni; quale delle due sia stata la residenza degli antichi signori di Metz non lo potremo forse mai sapere.
In merito a questa famiglia il Reich è del parere che nessun legame l'abbia unita a quella omonima della Corona di
Mezo. Dal canto suo la storiografia tradizionale ci dice che capostipite dei due casati fu un certo
Zucone, venuto da Livo, e che dal paese prese il nome di Metz. Costui era un tipo caparbio e avventuroso, partecipò al famoso torneo del 1191 di
Zurigo; suo figlio Arnoldo ammazzò per vendetta Udalrico di Tuenno a cui tese un'imboscata alla Rocchetta. Poi, nolente o volente, non si sa bene, si pentì, andò in pellegrinaggio a Roma e cedette i suoi beni di Fai al P. V. Corrado.
Zucone morì nel 1194 e la famiglia, sempre secondo la storiografia tradizionale, si divise in due
rami. Arnoldo sarebbe capostipite dei Metz di Mezzolombardo, Rodegerio di quelli di Mezzocorona.
I Metz di castrum Saneti Petri scesero spesso in lotta aperta con il P. V. di Trento per via del
passaggio verso la valle di Non e di altri interessi feudali, e si estinsero con Corrado, perito in Lombardia nel 1346.
Sappiamo inoltre, dal documento pubblicato dal Bonelli, che nel 1183 il Vescovo Salomone, in presenza di Rodegerio di Metz e di altri, investì i fratelli Arnoldo e Anselmo di Livo, di due case a Corona di Mezo.
In precedenza il Vescovo Egnone aveva investito del castello di S. Pietro, Mainardo Il del Tirolo (127.1), ma il figlio Enrico vi
rinunciava sul letto di morte ridonando il maniero alla Chiesa di S. Vigillo « in remissione dei peccati di suo padre Mainardo e de' suoi propri »
Finalmente verso il 1335 il P. V. Enrico III infeudò del castello di Medium Saneti Petri, che pare fosse mezzo diroccato, quel Volemaro di Burgstall, capostipite della potente
famigIia degli Spaur.
Il grosso borgo di Mezzolombardo non dipendeva dai signori del castello, ma dal Vescovo di Trento che vi esercitava direttamente la
giustizia e amministrava i suoi beni. I rapporti della libera comunità di Mezzolombardo con i castellani erano ben definiti: sappiamo infatti che gli Spaur di castel della Torre avevano la carica di regolano maggiore e
null'altro.
L'attuale palazzo-castello, detto della Torre per via della famosa torre quadrata di cui abbiamo parlato, è del secolo decimosesto e
s'innalza su d'una breve spianata proprio sotto la strapiombante rupe del Corno e sovrasta le case di via Mazzini e del
Travajon.
La torre e il casamento annesso furono comperati nella prima metà del sedicesimo secolo da Sigismondo di Spaur che li incorporò in un forte edificio a forma quadrangolare con altre due torri agli angoli. La residenza fu eretta nel 1541 a curia nobile e nello stesso tempo
Sigismondo ne fu infeudato dal Cardinale Cristoforo Madruzzo.
Il castellano preferì l'acqua corrente a quella del vecchio pozzo, ora ricoperto, ai piedi del secolare ippocastano a lato del cancello del giardino, e ottenne di aprire una prigione per custodire eventuali
arrestati in trasferimento verso castel Sporo-Rovina e catturati nelle giurisdizioni della famiglia.
La prigione c'è ancora, a sinistra dell'androne che immette nel cortile del castello. Essa fu costruita nel 1589, come ci documenta la data dell'architrave. Estintasi la linea degli Spaur-Mezzolombardo con il conte Giovanni Roberto figlio di Francesco (1637), il castello della Torre fu assegnato per eredità a Giovanni Antonio degli Spaur di
Merano. Costui venne subito ad abitarvi con la moglie Maria Giuditta contessa d'Arsio che diede alla luce l'anno seguente Gianmichele che fu P. V. di Trento fra il 1696 e il 1725.
Sua Altezza Reverendissima mons. Gianmichele amava soggiornare nel tranquillo castello avito, passeggiare nel vasto, ombroso parco ai piedi della rupe e in vista della piana
Rotaliana; egli rimodernò il palazzo secondo i gusti dell'epoca, lasciando però intatte le caratteristiche
rinascimentali, quali il bel portale d'ingresso. Fece invece rifare i soffitti e le porte di alcune stanze, di legno scolpito e dipinto. Inoltre dotò la chiesetta di S. Apollonia, consacrata il 7 maggio del 1619 (una cappella, dedicata a S. Francesco d'Assisi, ora adibita a ripostiglio, esisteva
precedentemente nel castello) di due bellissimi altari in marmo con statue di buon scalpello rappresentanti S. Apollonia e S. Francesco, quelle dell'altar maggiore, S. Carlo Borromeo quella dell'altare laterale.
Il 24 maggio del 1722 nel piccolo tempio dal caratteristico scurolo, mons. Gianmichele consacrò, con l'assistenza degli abati mitrati P.
Isidoro Pilati, preposito del monastero di S. Míchele all'Adige e P. Francesco
Scheiner, abate dell'abbazia benedettina di Gries, Giovanni Michele Venceslao, suo nipote, vescovo titolare di Rossen (Weber).
Nello scorso secolo il castello passò per eredità ai Welsperg e quindi ad Alfredo barone de Unterricbter, che fu per una trentina di anni capo della zona sanatoriale di Arco per la Croce Bianca. Nel 1940 il barone Eugenio lo vendette al signor Rinaldo
Tamanini che nel rustico merlato ha aperto una industria tessile. Solo qualche scadente tela è rimasta nelle 64 stanze degli antichi edifici, della ricca raccolta che esse un tempo custodivano; e l'importante archivio fu trasferito nel palazzo di Fai.
|