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LA VALLE DELL'ADIGE

Per l'antica capitale del ducato longobardo, cresciuta sui livelli romani dei tessuto municipale in una continuità ambientale insediativa che risale alla più lontana preistoria, il quadro dell'edilizia medioevale castellana ha un suo fuoco nel blocco del primitivo Castelvecchio: la «domus nova domini iperatoris» di Sodegerio di Tito, fino alla metà del Duecento primo nucleo murato di Trento, (Torre Grande e palazzo,) contro la residenza vescovile dei Castelletto e di Palazzo Pretorio.

Ma l'indicazione è puramente cronologica, perché alla fine del secolo la città era tutta fortificata, una piazzaforte con cinta merlata e rinforzata da torri, i due forti nuclei residenziale e amministrativo, una trentina di case murate e torri. Massimo centro politico e militare sulla via fra Italia e Germania, la Trento duecentesca manterrà la sua netta impronta comacina anche quando i tempi porteranno nuove idee e nuove forme, attraverso il lungo momento gotico e quello, determinante - agli effetti urbanistici - della Rinascenza, allorché la spinta clesiana affiancherà a Castelvecchio la reggia dei Magno Palazzo, cuore del Principato, innalzerà attorno a tutto il Buonconsiglio le mura bastionate e la città vivrà la grande stagione dei palazzi, delle arterie prospettiche, dei cantieri pittorici.

Coinvolti nel rinnovamento, anche i vecchi castelli di Madruzzo (ove il nuovo palazzo si salda alle strutture del 1100) e di Toblino, unico esempio trentino con la Rocca rivana di fortificazione lacustre, ambedue destinati a residenza vescovile, come Stenico, e tutti rielaborati e ampliati da maestranze comacine che in pieno Cinquecento continuano il mestiere dei compatrioti medioevali. 


Nel comprensorio, i cui limiti geografici frantumano di necessità il discorso (il sistema militare cittadino si articolava, dal Due al Cinquecento, entro una complessa rete strategica, appoggiata agli antemurali meridionali di Castel Beseno, Pietra, Barco e Nomi, ed a quelli orientali di Civezzano, Fornace, Piné) il castello di Montereale, uno dei limiti di penetrazione dell'espansionismo tirolese, fondato nel XI sec., a guardia della strada medioevale che saliva verso Cembra aggirando le paludi dell'Adige un tempo esistenti, riannoda i fili con le vicende della zona dei guadi e dei traghetti sul fiume fin dai tempi dell'Altinate: abbinato, in questa funzione strategica e fiscale, al vicino castello di S. Michele, sua antica dipendenza, che gli Eppan nel 1145 donarono ai monaci di Novacella, e questi trasformarono nel bel convento fortificato dal gotico chiostro triangolare. Il sistema politico - militare - religioso di Montereale - S. Michele è all'origine del borgo lambito dal corso dell'Adige, il «burgum Cunispergi», esempio pressoché unico dei genere nel Trentino.

Rara invece in ambito europeo (10 testi in tutto, dalla Svizzera alla Jugoslavia) e presente ben cinque volte in provincia, la tipologia dei castello-grotta (corona, covelo) costruito dentro caverne montane, nel comprensorio esemplato dal S. Gottardo della parete rocciosa di Mezzocorona - sec. XII, in luogo preistorico e dal Quattrocento romitorio - anch'esso punto forte dei sistema Montereale che in tal modo padroneggiava la piana Rotaliana.

Di accesso impervio e malagevole abitabilità, i castelli-grotta testimoniano un momento feudale primitivo e rude e vengono presto abbandonati per castelli più comodi: dal S. Gottardo i Firmian, successi ai Wolk, ai Tovolo, ai Metz, agli Eppan, scesero nel sottostante castello che da loro prese nome e che nel Settecento subì radicali risistemazioni. La rassegna degli impianti castellani ritorna ancora al vasto apparato difensivo dei capoluogo a proposito della Torre Franca e Castello di Mattarello (dalla primitiva torre con privilegio di asilo alla cinquecentesca strutturazione di tipo colto lombardo), dei castelli di Cortesano - ora degradato a rustico -, di Graffiano di Povo - la curiosa torre dei Gionghi, esagonale ed ettagonale -, di Giovo, di Teriago, tutti elementi dei sistema vescovile ed insieme, probabilmente, punti daziari. Nell'estremo lembo nordoccidentale i resti dei castello di Mezzolombardo ed a Spormaggiore il relitto possente del mastio medioevale e alcuni tratti della Corte Franca; in Vai di Cembra i ruderi del castello di Segonzano, feudo dei Vanga, forte apparato che Aibrecht Dúrer disegnò nel 1495 (forse già in stato di rustico abbandono). 

L'architettura religiosa s'avvia dal momento paleocristiano (Ss. Cosma e Damiano del Doss Trento, basilica vigiliana sotto il coro del Duomo, S. Maria Maggiore, e sboccia nell'intensa fioritura dei romanico comacino (a Trento, il Duomo, S. Lorenzo, S. Apollinare, S. Michele; a Piné S. Mauro; a Cembra S. Pietro; a Lasino S. Siro; a Mezzolombardo S. Pietro) che, ove più ove meno integrato da operazioni posteriori, sigla comunque l'orizzonte fondamentale della cultura sacra, come di quella civile. Il gotico non ebbe grande fortuna (S. Pietro a Trento), presto obliterato nella generale ventata rinascimentale clesiana e poi madruzziana (S. Maria Maggiore di Trento, del comasco Medaglia, e rifacimenti e aggiunte praticamente ovunque), ed è significativo constatare la continuità secolare della presenza comacina anche nel Seicento (Santuario delle Laste) e nel Settecento (chiese di Cavedine, di Viliarnontagna, ecc.), secolo che s'apre a Trento con l'erezione del S. Francesco Saverio di Andrea Pozzo.

Dal punto di vista ambientale e monumentale - scontata la prevalente importanza della città con il suo eccezionale complesso di edifici signorili della Rinascenza e dei Sei - Settecento, i cicli parietali pittorici, il patrimonio figurativo e culturale millenario - andranno ricordate le belle ville nobiliari barocche del suburbio, da Acquaviva alle Novaline ai colli, ed i numerosi palazzi rustico-signorili di Cavedine, Vezzano, Terla go, Mezzolombardo.

L'architettura spontanea, naturalmente diversificata dalla Val d'Adige a quella di Cavedine e Cembra, vede l'impiego prevalente della muratura (porfido a Cernbra) ed offre gli interessanti complessi di Garniga, Lasino e Calavino, Faver e Grumes, cresciuti in articolazione organica secondo i criteri dettati dalle esigenze economiche. Notevole il villaggio di Madruzzo, cresciuto con il castello che lo domina dall'alto di una rupe, in evoluzione storicamente subordinata e interdipendente. 

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